Viaggio in Irlanda

Viaggio in Irlanda

set 29

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Colonna sonora:

nick cave and the bad seeds: time jesum transeuntum et non reverentum. 

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Mi affascina da sempre l’irlanda, una terra che in molte zone sembra portarti indietro nel tempo. Terra di santi e di giganti, di miti e leggende. Patria di scrittori straordinari, di musica travolgente, di gente cordiale. Qui vivono fate e folletti, qui la storia fa capolino ad ogni angolo.

Noi con il nostro furgone rosso, disegnato da graffiti ad entrambi i lati. Opera di Giulia, una di quelle persone che se vede anche una minima striscia di spazio libero, non resiste, deve dipingerla, renderla viva. Praticamente al posto delle dita ha una serie di pennelli. Da qui detta “la pennellessa”, anche per la sua altezza, quasi 1,90 e magrissima.

Furgoncino con gli optional viaggi lunghi: piccola poltroncina dove stiracchiare le mie ossette tra i peli lasciati a rotoli da jack, piccolo bastardino con il musetto simpatico raccattato durante il tragitto. Angoli cotture per attacchi di fame improvvisa. Spazio sommerso di cuscini colorati per dormire.

Via lungo le strade tutte curve di questa terra incantata, con i suoi prati infiniti, verde ovunque, da dove all’improvviso sbucano meravigliosi castelli. Come l’humewood castle a sud di Dublino o il Cabra Castle nei pressi di kingscourt a nord. Sembra di essere risucchiati in un film. Un pò cosi lo vedevamo, con Peter (nostro amico irlandese) che, al contrario di Giulia, al posto dei pennelli aveva come estensione della mano una videocamera perennemente accesa. Una fissa la sua, c’era da temere ti sbucasse anche dietro un cespuglio mentre facevi i tuoi bisognini.

Ovviamente soprannome attinente: videolip.

E’ facile sentirsi “piccolini” in questa nazione, e intendo fisicamente parlando. Tutto è extra large, maestoso, dalle distese di verde ai già menzionati castelli. Figurati come mi sentivo io con la mia carrozzina se l’accosti all’entrata di una di queste storiche costruzioni. Se alzi gli occhi verso l’alto per vedere le torri, ti gira la testa.

Stessa sensazione che provi in un altro luogo maestoso: le Scogliere di Moher. Ti senti un puntino sulla terra e il vento che soffia forte, cosi forte che guardando giù da quella infinita altezza, ti vien voglia di provare a volare. L’odore dell’oceano, con i suoi intensi colori. Non sono gli stessi del nostro mare, il blu è più blu e il grigio delle giornate di pioggia è più cupo del mediterraneo. Le onde sembrano colline che nascono dal mare.

E’ nelle giornate di tempesta che l’irlanda assume il suo fascino maggiore, almeno per me. Quando l’oceano sbatte con maestosità sulle scogliere e gli schizzi d’acqua quasi arrivano al cielo. Cielo che espone il suo mantello cosi malinconicamente poetico, mentre osservo dal finestrino i miei compagni che si lasciano sommergere dalla pioggia sdraiati sui prati. Quel vento che sussurra frasi dal passato, quel vento ti rimane per sempre dentro.

La notte. Guidati da George e il suo naso (amico londinese con un grande olfatto, non per i tartufi, bensì per la birra) non potevamo non andare a gustare il nettare nero d’irlanda, ovvero la guinness. Perchè berla in irlanda non è la stessa cosa.

Se di giorno ti senti a tratti in un film, di notte ti trasformi in una pagina di qualche romanzo. Dove il protagonista si perde in uno degli infiniti pub. Si perchè se c’è una cosa che non manca lì sono i pub, li trovi ovunque, anche nel paesino più sperduto. E’ una delle sue essenze, hanno il copyright su questi locali. Puoi vederli riprodotti in ogni nazione, ma non sarà mai la stessa cosa.

Lampade di vetri rossi con fiammelle danzanti. Quadri alle pareti di James Joyce, Jonathan Swift e Oscar Wilde e la musica, oh si, la musica irlandese, colonna sonora perfetta per tornare indietro nel tempo.

Penso ai cavalieri seduti a questi tavoli con boccali di birra a festeggiare battaglie vinte, le dame con i capelli rossi, la pelle bianca come il latte.

Vedo tutto riflesso nel nero della mia guinness che mi fa da specchio dark, mentre Giulia mi guarda e sorride.

Ho voglia di uscire, ubriacarmi sotto le stelle, guidato dai lampioni di dublino, ne ho un gran desiderio, ma sta arrivando l’alba, è ora di svegliarsi Max

Si, è ora di svegliarsi, perchè la mia irlanda è nei miei sogni, la realtà non mi ci ha mai portato.

6 comments

  1. antonino n1-

    mizzica max io lo so che sembro assillante ma vedo in te un po di me e in me un po di te…tu mi blocchi da msn nn mi parli quasi ma vorrei ricordarti che ho 26 anni sono disabile pure io e ho girato e girerò il mondo nn mi arrendo mai.ah amici disabili io 0 nn mi piace la gente che si piange addosso..”certo mica sono normali gli amici miei” cmq… l’estate prossima olanda

  2. Maxanima

    Anto, prima cosa non mi assilli :-) secondo, non ti bloggo in msn, semplicemente lo uso poco in questo periodo…terzo, non è che non parlo a te, non parlo aquasi nessuno da un pò di tempo…mi capitano periodi di “orsite” poi mi passa e rimetto la testolina fuori ;-)

    …che poi i disabili si piangono addosso, non è cosi, alcuni si, altri no…come avviene in tutte le persone, disabili e non.

    Che tu non ti arrendi devi esserne fiero…per il resto, mi ricordo chi sei, non sono cosi rincoglionito ;-)

  3. antonino n1-

    ehheheheeheh credevo stessi peggio cmq per l’olanda pensaci ci vado in macchina con amici e famiglia beh ci scassiamo tutti … la caccia all orso è aperta occhio

  4. Maxanima

    ….mi sono già scassato molto alla tua età ;-) comunque non si sa mai, se mi rimane qualche ossetto sano ;-) l’olanda è da vedere sicuramente, per tante cose ;-)

  5. Le tue parole,immagini e descrizioni portano aldilà di tutto ciò che è realtà.Eh mi sembrava (quasi) di essere anch’io in Irlanda..hai anche azzeccato la colonna sonora!!!

    …chi è Giulia?!

  6. Maxanima

    Giulia? la conosco come l’irlanda. Non si era capito? :-)

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