
Il termine Carpe Diem è stato usato e pensato da tutti, prima o poi. Il concetto che la vita va vissuta giorno per giorno, perchè può accaderti da un momento un qualcosa che ti fa perdere tutto o cambiare l’esistenza. Un concetto però se non lo si vive realmente, non ne prendiamo consapevolezza, rimane solo un concetto, un idea.
Io invece l’ho vissuto, l’ho respirato sulla mia pelle.
Sono passati ormai 7 anni, ma certi avvenimenti non si dimenticano mai. Nel 2000 stavo con una ragazza (non dico il nome per la sua privacy) l’ho conosciuta in C6, chat molto in voga in quel periodo, ora è diventata solo un covo di pubblicità per siti porno. Abbiamo chattato per 3 mesi, diventando amici, poi qualcosa è scattato. Ci scambiammo il numero e ogni giorno ci sentivamo. Piano piano scoppio un sentimento che ci prese i cuori fino a deciderci di vederci.
Ricordo bene quel giorno, che già dava un idea di quanto imprevedibile sarebbe stata la nostra storia. Ero nel giardino davanti casa mia. Appena arrivò un lungo intenso abbraccio, il silenzio e poi il primo bacio. Dopo ne seguirono altri e tanti altri ancora. Passamo il pomeriggio in giro per la città a parlare e infrattarci in qualche angolo per baciarci. All’improvviso incomincio a impallidire, mi sentivo male, mi veniva da vomitare e avevo la febbre. Praticamente mi ero preso il virus che aveva colpito mia madre 2 giorni prima! maremma incastrata!!!……
Fu costretta ad accompagnarmi a casa, mi misi a letto e dalla romanticheria dei baci passionali si passò a lei che mi teneva la bacinella ed io vomitavo!! mi rimboccò le coperte e andò via. Dopo mi arrivò un sms in cui mi scriveva: ”avevo sempre sognato la prima volta che ti avrei rimboccato le coperte” simpatica vero?!!
l’amavo anche per questo, per il suo modo di sdrammatizzare tutto.
Ci incontrammo altre volte (senza bacinella!!) e l’amore esplose, tutto bello, tutto perfetto. Era una donna con le contropalle, un tipetto alto 1,60 che mi prendeva cosi tante volte in braccio che mi stancavo prima io di lei.
Arrivano quei giorni. Era il periodo degli internazionali di tennis e lei ci lavorava come organizzatrice. Mi mancava, io mancavo a lei. Cosi tanto che decisi dovevo in qualche modo andare lì.
Primo tentativo. Andavo con i miei amici al concerto dei Cure a Firenze. Una mia amica mi propose di portarmi al termine del concerto a roma. Evvai!! na cippa. Verso la fine venne da me e mi disse che sua madre non stava bene, quindi doveva andare da lei. Primo tentativo fallito.
Secondo tentativo. Visto che io sono di coccio, non ci rinuncia e decisi di andarci da solo in treno, non lo avevo mai fatto, ma l’amore ti fa fare qualsiasi cosa. Arrivo alla stazione con il mio compagno di lavoro dell’epoca. Treno che giunge da torino, si ferma davanti a noi, pieno come un uovo!!! la gente traboccava dal finestrino. Scende il capotreno e mi dice che era esaurito, sia lui che tutti i posti!! io rimango senza parole, il mio amico invece fa il drammatico e lo convince che per me era una questione di vitale importanza, lo fa in modo cosi convincente che il capo treno decide di farmi andare nel suo vagone. Mitico!!!
A roma mi aspettano dei miei amici, la prima notte dormo da loro, prima però passiamo dal foro italico. Mi ricordo ancora che mi disse lei quando mi vide: cavolo, lo hai fatto davvero!!!
La mattina dopo mi viene a prendere, passiamo le giornate tra gli internazionali e l’albergo. Tutto bellissimo, un incantesimo, uso non a caso questo termine, perchè gli incantesimi si possono frantumare da un momento all’altro.
Voi credete nei segni del destino? io non lo so, ma in quei giorni ne accaddero di strani. Prima tutte le difficoltà per arrivare lì, poi l’ultimo giorno mi usciva il sangue dal naso, cosa che non mi accadeva da anni.
Arriva l’alba, la nostra ultima alba insieme, ma ancora non lo sapevamo, per noi ce ne sarebbero state ancora a centinaia. Mi svegliai tra le sue braccia, cosi felice. Si alzo per andare a fare un bagno. Scena divertente. Io gli chiedo se potevo lavarle la schiena e lei mi rispose: se lo vuoi lavare vieni qui. Aoo sono sul letto come faccio?? Lei: arrangiati. L’amavo anche per questo. Va bene, vedo una sedia vicina a letto, l’aggancio con la gamba che muovo meglio e ci salgo, poi mi trascino fino al bagno e busso alla porta. Ma che razza di handicappato sei??? Ah Ah Ah fregata
Dovevo tornare in treno, ma ci teneva ad accompagnarmi e cosi fece. Avevamo una matiz a noleggio, la sua auto era dal carrozziere. Odio queste macchinine che sembrano delle scatolette di sardine.
Autostrada, sole alto, il suo odore ancora sul mio corpo, felici, tutto perfetto, troppo perfetto. Fumo una sigaretta, la passo a lei per spengerla (operazione fatta decine di volte) e non so che accadde, forse la stanchezza, forse tenne gli occhi verso la cicca per troppo tempo. Fatto sta che siamo all’improvviso troppo vicini al bordo della strada. Lei si spaventa e sterza di colpo, per qualche minuto sembra riprendere il controllo e invece …. sbandiamo a destra e sinistra fino ad andare a sbattere nello spargi traffico. La macchina si capovolge, è l’inferno. Sapete che accade in quei momenti? chi ha fatto un incidente lo sa, il tempo si dilata, tutto è più lento. Il cervello lascia delle sostanze nei momenti di estremo pericolo che ti fanno vedere tutto alla moviola, per permetterci di difenderci meglio. Nel mio caso è servito solo a vedere piano piano la mia testa sbattere nel finestrino e sentirei lei che urlava il mio nome.
Attimi lunghissimi, non sentivo il dolore, poi tutto fermo, il silenzio e il dolore arriva. Mi resi subito conto che mi ero rotto una gamba, femore spezzato. Sdraiato tra i due sedili, mi ci aveva trascinato lei. Incomincio a urlare, una sola parola ripetuta mille volte: perchè?!! perchè?!! perchè?!! lei sembrava stava bene, sconvolta ma in piedi. Perdevo sangue dalle mani, ferite di vetro in tutto il viso. Silenzio, mi ammutolisco, guardo il sole riflettere sul parabrezza frantumato. Arriva l’ambulanza.
In ospedale iniziano le prime cure, arrivano i genitori di lei. Io cerco di scherzare per farla sentire più serena. Non li avevo mai incontrati e gli dico: avrei preferito conoscervi in una situazione leggermente migliore, comunque, piacere! un piccolo sorriso.
Arriva mia madre, ovviamente sconvolta. Dico alla mia ragazza di farsi controllare, non si sa mai. Mi da un bacio, leggero, troppo leggero per essere l’ultimo, ma chi lo sapeva.
La notte mi invia un sms. Lei qualche anno prima era caduta da cavallo, aveva una vertebra lesa e l’incidente peggiorò la situazione. Nel messaggio mi diceva che aveva le gambe paralizzate! Urlai, urlai come mai avevo fatto prima.
Era la fine, mesi io e lei in ospedali diversi. Lei che continuava a dirmi che sarebbe stata inutile, che non poteva più prendersi cura di me e che non aveva più senso niente.
Dopo qualche mese si opera e per fortuna la vita ogni tanto compie miracoli. Torna a camminare. Ormai però tra noi era tutto diverso, troppi tempo distanti, troppe parole, troppi errori, troppo tutto.
Pensavo a quel bacio, a come sarebbe stato se ci fossimo baciati pensando fosse l’ultima volta, quale infinità intensità.
Da quel giorno non ho dato più niente per scontato, neanche di svegliarmi il mattino dopo. Ogni volta che ho baciato l’ho fatto come fosse l’ultima, ogni volta che ho fatto l’amore è stato come perdermi nel corpo dell’altra, come non accadesse più.
E’ un filo sottile il cammino della vita, molto sottile e noi siamo come degli acrobati che cerchiamo di starci in equilibrio. Basta un soffio di vento per farci cadere, non lo dimentichiamo. Mai.
questa storia è pazzesca, veramente incredibile…
sembra la trama di un film, di quelli che ti fanno piangere e riflettere…
tu sei proprio un acrobata
eh, già barbara, ogni tanto quando ci pensavo in terza persona, sembrava proprio un film…vedevo un ragazzo disabile che si fidanza con una ragazza, fanno un incidente insieme e rimane in carrozzina pure lei…sembra proprio uno di quei film da fazzoletti…solo che in genere finiscono bene, questo no…anche se in un certo senso il suo lieto fine ce l’ha, visto che lei è tornata a camminare e adesso è felicemente sposata.
un abbraccio.
sto bene max, grazie, oggi mi sono regalata una giornata di mare, sono un pò stanca, ma rilassata.
Un abbraccio.
TU MAX…SEI PIù DI UN ACROBATA….NIENTE PAROLE PER DEFINIRTI..UN BACIO
Ho letto questo intervento intitolato ‘Quell’attimo e la vita si capovolge’.
Un attimo, un istante ti cambia la vita. Lo so, lo immagino. Perchè se l’istante in cui mio cugino ha detto io ho un tumore mi ha cambiato la vita, immagino quanto può cambiare la vita di chi vive certe cose in prima persona.
Fortunatamente io sto bene e mi auguro che sia quasi sempre così perchè anche io mi sentirei inutile per lui se d’improvviso fossi anche io impedita nei movimenti.
La nostra storia è iniziata diversamente. Noi abbiamo chattato un paio o tre volte, poi abbiamo deciso di approfittare di una coincidenza e conoscerci; entrambi sicuri di passare un pomeriggio, conoscere una persona in più e tornarcene a casa come prima. E invece, quando meno te lo aspetti, l’amore bussa alla tua porta. E io ringrazio quel carpe diem, quel cogliere l’occasione di incontrare uno sconosciuto, di fidarsi per una volta della fortuna e sperare in bene. Ora non so dire come andrà a finire, ma in qualunque modo si svolgerà questa storia io sono felice di averla vissuta.
Mi auguro che per te sia lo stesso, a parte l’inevitabile dolore, scia dell’amore provato, spero che tu sia felice della bellissima esperienza, nonostante tutto.
Anche per te, galeotto fu internet
sono lieto per te che sia nato questo amore, che comunque finirà, adesso vi da delle bellissime sensazioni.
Ricordo si ancora con affetto quella storia….anche se sempre con un pò di malinconia per quel che è successo.
un abbraccio.