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- La mia Storia: capitolo terzo. | occhiodellanima - [...] il primo capitolo e il secondo ecco in arrivo il [...]
Qualche tempo fa decisi di scrivere la storia della mia vita, adesso voglio condividerla con voi. Ogni tanto posterò un nuovo capitolo.
Colonna Sonora
Tanita Tikaram: Twist In My Sobriety
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Voglio esagerare, iniziando proprio dal principio. Sala parto dell’Ospedale di Campiglia M.ma, ore 10 del mattino, il 21 Marzo 1970…Mia madre, avendo la possibilità di farlo per via del parto con taglio cesario, decise di ritardare l’evento per farmi nascere il primo giorno di primavera…Devo ammettere che questa coincidenza di date mi è sempre piaciuta, quindi la ringrazio per il pensiero.
Il motivo per cui mia madre mi ha chiamato Maximiliano, è perché corrisponde al nome del nipote di Mina, per la quale lei ha sempre avuto una grossa passione, in realtà lui si chiama massimiliano, la x è tutta mia
. Forse questo è il primo segno del mio destino, visto che poi nel tempo ho cantato pure io, (senza paragoni naturalmente).
Proseguo con il racconto. Mio padre sta camminando nervosamente nei corridoi, fumando le uniche, o quasi, sigarette della sua vita. Sono appena uscito dalla pancia di mamma (forse era meglio se ci stavo un’altra trentina d’anni…ehehehe) un bello schiaffo e via al peso…4,8 kg. di salute, una palla praticamente. Mio papi alla notizia della nascita è svenuto, non perché capiva che ormai non si poteva più tornare indietro ”:-)”, ma perché il suo sogno era di avere un maschio. Deve avere pregato molto, visto che poi nella vita ne ha avuti addirittura tre.
Credo che un bambino, alla nascita, debba essere come una tela appena acquistata, completamente bianca. Per poi essere dipinta dal tempo con i suoi colori e l’inevitabili pennellate nere per rappresentare i periodi più tristi. Non è stato cosi nel mio caso. Vi era già una macchia, all’inizio invisibile agli occhi di tutti, ma che in futuro si sarebbe allargata come una goccia d’inchiostro, diventato fin troppo ingombrante nel quadro della mia vita. Quel difetto era dovuto alla mia malattia.
Riprendiamo la storia.
All’inizio siamo andati a vivere a Venturina, tra parentesi una delle città più brutte della Toscana, almeno di quelle che ho visto io. In compenso l’abitazione era graziosa, di notevoli dimensioni e ben arredata. Di quella casa ricordo soprattutto il pavimento in cotto, la gran sala e un’orologio a pendolo alto quasi due metri. Ancora adesso riesco a rievocare nella mente la melodia che suonava ogni ora. Sono stato sempre affascinato da quell’oggetto. Non so perché.
Insieme a noi tre vi erano anche i genitori di mio padre e il suo inseparabile cagnolino, con l’aggiunta di mio fratello, nato un’anno e mezzo dopo. Quindi in sei anche quell’enorme casa sembrava un monolocale.
Mio fratello arrivò il 3 novembre 1971. Anche in questo caso la sorte decise che mia madre ritardasse volutamente di un giorno il parto, però per motivi meno romantici. Infatti il 2 novembre è il giorno dei morti e come coincidenza di date non era certo carina.
Mio padre aveva una fabbrica d’arredamenti per negozi ben avviata e di buoni guadagni, mentre mia madre faceva lavori saltuari che terminò in futuro sotto la richiesta di lui: ”Non avrai bisogno di lavorare, perché basteranno i soldi che guadagnerò io…”. La prima di una lunga serie di promesse che mio padre non è mai riuscito a mantenere.
Intanto Max metteva dei folti riccioli biondi e cominciava a camminare e rotolare nelle varie stanze. Tutto sembrava procedere normalmente, tranne il fatto di avere i suoceri in casa che spesso creavano un po’ di tensione con mia madre. Fino a quando comparvero i primi segni che nel mio corpicino c’era qualcosa che non andava. Infatti incominciavo a mettere il piede destro un po’ storto e decisero di portarmi dall’ortopedico. Il responso fu: ”Non vi preoccupate, nei bambini può capitare simili anomalie, soprattutto in tenera età. Basterà mettergli una scarpetta correttiva e nel giro di poco tempo tutto tornerà a posto…”. Quest’invece fu l’inizio delle tante diagnosi sbagliate, prima di accorgersi cosa avevo veramente.
Le preoccupazioni scomparvero per un breve periodo, poi le complicazioni aumentarono. Incominciavo a cadere spesso e senza un motivo apparente. Ma la motivazione c’era ed era molto più subdola. I muscoli della gamba cominciavano ad indebolirsi e non riuscivo più a stare in piede, perdendo spesso l’equilibrio. Certo, per la mia mente da bambino potevo pensare di essere nella normalità, salvo il fastidio di picchiare decine di volte testate terribile per terra. Da questo poteva nascere la spiegazione di perché ci sono tanti idioti nel mondo…con tutte quelle botte in testa! “:-)”.
I miei però sapevano la verità e decisero di farmi fare delle visite più approfondite. Iniziò cosi il mio pellegrinaggio verso le cliniche di tutta Italia, per poi finire anche all’estero.
…fine primo capitolo
Non sono solita a leggere post lunghissimi.
Ma i tuoi invece me li bevo come se stessi bevendo un bicchiere d’acqua. Sarà perché sono scritti con l’(max)anima?
eheh, Sonietta
sempre carina…bè, non è che amo scrivere poche righe, preferisco un post al gorno ma corposo.
Buona bevuta, magari anche un pò di vino ogni tanto
Io carina? Nahhhhh, non mi conosci affatto.
Vino ogni tanto? A volte mi prendo di quelle ciucche.
..a no? allora sei una bestiaccia….meno male
Mi ci vorrebbe anche a me una bella ciucca, è un pò che non ne prendo
Leggerti è particolare: le emozioni più disparate passano attraverso il tuo post: commozione, sorriso, immagini che tornano alla mente…
Ciao Max, sei una grande persona.
Daniele
Ciao Daniele, ho sempre pensato che le grandi persone sono intuite da altrettante grandi persone…quindi, visto che la matematica non è un opinione…posso tranquillamente ricambiare
p.s per aryanna, ho ricevuto il tuo commento ma non è comparso qui, non so perchè..comunque un abbraccione anche a te, baci.
ni associo al commento di Daniele , penso anch’io che tu sia una grande persona …mi sto spulciando il tuo blog ed è così appassionante leggerti … bacione…
dimenticavo: grazie ancora x la tua visita ….
Grazie Spagna, un bacione a te
seguirò le puntate con passione! è così ricca la tua vita! grazie per regalarci la tua esperienza! :-*
…che fai ancora sveglia, fila a letto a riposare
grazie di essere passata…alle prossime puntate…bacini
Ciao!
Ti ho supportato dal mio Award,3 giorni fa,non so se ti possa importare,ma secondo me è un buon modo di vivere la blogosfera..
http://philohanna.blogspot.com/2007/11/award-by-hanna.html
Supportato o sopportato?
grazie hanna del pensiero e della considerazione.
Un Abbraccio.
Oh caro!
non devi più sopportare sta pena defunta..ti ho tolto dalla lista e dai contatti..
saluti
Ussignor!!!!! ma che hai capito? ho giocato sulle parole supportato-sopportato…era nei miei confronti, non nei tuoi!!! per dire grazie che mi sopporti, scherzosamente…cavolo centri tu? bho…questa non l’ho capita proprio.
dai non potevi pensare che al mondo ci sono tanti idioti per via delle botte in testa, da grande è un pensiero che capita, ma da bambino….
…
infatti, se leggi bene ho scritto: “potevo pensare…” no “pensavo..”…alias: supposizione da adulto
Bellissimo post. Anche perché credo che non sia facilissimo aprirsi agli altri coraggiosamente come fai tu. Complimenti.