La Notte
La Notte
giu 21
Ho sempre desiderato danzare con le ombre.
Forse perché la loro forma indefinita ricorda un po’ il mio corpo, forse perché l’oscurità dona una valenza diversa a ogni cosa.
Ho fatto caso che oggetti o forme che, alla luce del sole si notano distrattamente, nella notte assumano un fascino irresistibile.
Mi ritrovo seduto sul divano, con fiamme di candele ondeggianti, la sigaretta in mano e il suo fumo che volteggiando disegna sinuose forme nell’aria.
Le note di Pat Metheny che abbattono i muri e mi portano via da questa stanza che troppo spesso somiglia ad una prigione senza condanna.
Che dire poi degli odori, anch’essi non possiedono la stessa fragranza del giorno. Le tenebre li rendono più sottili, come se si enfatizzasse la capacità di poterli sentire…
Mi capita alcune volte di immaginare entrare una figura femminile, con un volto non definito. Stretta in un abito nero, con molti lacci che formano strisce da cui si vede emergere la pelle, chiara come il latte di cui si nutrono i bambini. Piedi nudi, capelli neri che scendono sulle spalle, un bicchiere di vino rosso fra le mani e gli occhi più neri del buio.
Si avvicina a me, ma non camminando, sembra più danzare come una falena intorno ad una lampada. Appare e scompare inghiottita dalla notte, per poi riemergere dipinta da luci di lampioni sulla strada o dal fuoco delle candele.
Accarezza il mio viso, ma la sua mano non è calda, è fredda come la lama di un coltello. Dalla sua bocca esce l’aria densa, come nelle grotte di ghiaccio, colorando di viola le mie labbra.
Ci si può perdere nei suoi occhi scuri come la pece, scuri come una notte senza stelle, misteriosi di un qualcosa che non sai cos’è ma allo stesso tempo ti fa sentire come un amico di vecchia data.
Mi sussurra nell’orecchio, come il vento che ti parla. Quel che dice non è definito, è come una cantilena che riconosco da quando ero piccolo.
Adesso mi bacia e mi perdo nella sua gelida e accogliente bocca. La mia schiena che si paralizza, la sigaretta che si consuma da sola fino a spengersi e quel desiderio di non risveglio.
Si allontana da me, giusto il tempo per chiedere con il filo di voce che mi è rimasto il suo nome e con altrettanto esile sospiro mi risponde:
il mio nome è “Solitudine” e tu stanotte sarai mio.

veramente bello
Ma che dici? Ero io quella fanciulla silenziosa che volteggiava nell’oscurità…Ho conosciuto così da vicino la solitudine che si è incarnata in me. Ora vado a importunare i bei ragazzi…per attirarli nella mia alcova.
Grazie Barbie, è una piacevole abitudine un tuo commento ai miei post.
Tania, sempre la solita. Poveri ragazzi
ah…dimenticavo…
il mio nome è Barbara,
e qui nel blog non esiste solitudine.
…il mio maximiliano…no, nel blog può non esistere la solitudine, ma non si vive nel blog