La mia Storia: settimo Capitolo

La mia Storia: settimo Capitolo

feb 13

Colonna Sonora: Depeche ModeLittle 15

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toyota Il lavoro di mio padre non andava più molto bene, lui ed il suo socio incominciavano ad avere grossi contrasti finanziari, fino al punto che furono costretti a chiudere l’attività. Questo si ripercosse anche su di me. Non era più possibile viaggiare come prima e infatti dopo poco tempo mise in vendita il nostro splendido Toyota, con mio enorme dispiacere.

Ormai cominciavo a dare i numeri, la mia energia e voglia di fare cose nuove aumentava giorno dopo giorno e invece ero costretto a starmene recluso tra le mura della mia camera. Mi prendevano degli attacchi isterici, tipo urla o pianti improvvisi, preoccupando seriamente mia madre. Questo però fu paradossalmente un lato positivo, perché si incominciò a guardare intorno per cercare di trovare un modo per concedermi più libertà, e dopo qualche settimana, ecco la grossa novità…una carrozzina elettrica. L’idea venne alla nostra assistente sociale che, caso raro in quegli ambienti, era una persona di notevoli pregi.

Inizialmente però non fu cosi facile…le pratiche da fare per ottenere un mezzo del genere dalle USL erano molte e di lenta realizzazione. Incominciavo a conoscere quella terribile macchina che porta il nome di burocrazia.

Per fortuna si trovò una soluzione provvisoria che rendeva meno gravosa l’attesa. L’organizzazione che si prende cura di tutte le problematiche inerenti alle persone disabili, riuscì a trovare una carrozzina usata, che potevo tenere in attesa di quella nuova. Naturalmente non andò subito tutto liscio.

Per dare un’idea del suo aspetto si potrebbe dire che, se fosse stata un auto, la si poteva paragonare ad una jeep molto stagionata, di quelle rozze nei movimenti e dalla struttura alquanto ingombrante. In più la prima volta che ci sono salito aveva dei piccolissimi difetti, tipo il girare solo a sinistra per esempio, molto utile solo nel caso dovessi fare un passeggiata dentro una piazza rotonda.. Comunque il problema fu risolto e mi apprestavo a fare la mia prima uscita…naturalmente sotto la stretta sorveglianza di mia madre.

Erano le 5 del pomeriggio, ci si preparò come se si dovesse fare un viaggio all’estero. Superate le prime difficoltà, soprattutto per il controllo della velocità, decisi di orientarmi verso un bar. Chiesi a mia madre di rimanere un po’ indietro, cosi avrei provato la sensazione di arrivare lì da solo, mettermi ad un tavolo e ordinare. Un toast e una birra, mezz’ora fuori e il ritorno in casa. Questa che può essere una banalissima uscita per molti, per me fu un’emozione inspiegabile..mi si aprivano nuovi orizzonti.

Spesso accade che l’inizio sia la parte più piacevole in molte circostanze. La città che adesso trovo cosi noiosa, nelle mie prime uscite era un contenitore d’emozioni per me…forse la vita dovrebbe essere cosi…un eterno inizio.

Dopo pochi giorni mi liberai della scorta di mia madre, non fu cosi difficile, non è mai stata una gran camminatrice e quindi decise, con qualche apprensione, di lasciarmi andare in città da solo.

Non era molto facile guidare quella specie di trattorino, infatti, mi stancavo molto, però la stanchezza come si sa non ha sempre lo stesso peso.

Una delle sensazioni che mi sorpresero di più, fu la mia assenza d’imbarazzo di fronte agli inevitabili sguardi delle gente incuriosita e sorpresa. Non ero l’unico ad avere quell’inusuale mezzo di trasporto, ma gli altri non visitavano ogni angolo accessibile della città con la mia stessa spavalderia. Il fatto che l’essere osservato dagli altri come un marziano non mi creasse problemi, non voleva dire però che riuscivo a fare amicizia facilmente. Ero chiuso, silenzioso e timido in quel periodo, ovvia conseguenza delle lunghe ore passate isolato nella mia cameretta. Le mie prime amicizie furono quelle dei gestori del bar vicino casa e di alcuni suoi frequentatori. D’inverno passavo diverse ore dentro quel locale, quando il freddo cominciava a farsi sentire.

L’arrivo delle giornate più corte mi fece scoprire un nuovo amore, la notte…finalmente potevo gustarmela da solo. Tutto era ricoperto di un nuovo fascino per me, quando il sole tramontava. La zona che più mi colpiva era il vecchio faro, l’alcova degli innamorati notturni. Stare lì con il mare davanti ed ad entrambi i lati dava l’idea di essere sulla prua di una nave e le imbarcazioni che passavano dirette verso l’isola d’Elba si trasformavano in alberi di Natale galleggianti, con tutte le sue luci accese e quando due s’incrociavano, io aspettavo il rituale suono della sirena che cordialmente si scambiano i capitani come saluto. Poteva anche capitare di vedere sbucare una delle forme più strane d’esseri viventi (escluso me naturalmente )..i pipistrelli. Venivano su dagli scogli come reminiscenza d’antiche leggende.

La notte mi ha sempre dato l’idea di un’enorme finestra che si apre, dando la possibilità di vedere ciò che esiste fuori del guscio della terra, anche il mio look si adeguò a questo nuovo amore, diventando nero come il suo mantello.

Nell’ambito scolastico le cose proseguivano abbastanza bene, almeno per me, mio fratello invece aveva dei problemi, non per mancanza d’intelletto, ma per assoluta assenza di voglia nello studio, questo lo portò a bocciare due volte alle medie senza riuscire ad ottenere il diploma. Mio padre decise di prenderlo a lavorare con se, ma ben presto si capii che anche per il lavoro non era molto propenso a faticare. Inoltre incominciava ad uscire la sera con gli amici, facendo spesso l’alba e ovviamente il giorno dopo dormiva come un ghiro. Non sentiva ragioni, si chiudeva in camera fin di pomeriggio e se mio padre chiamava, incaricava la nonna di inventare una scusa.

Questo non durò a lungo perché mio padre si stanco presto delle sue continue assenze e gli disse di non farsi più vedere,l ui non si taglio certo le vene per questo, anche perché mia madre e soprattutto la nonna, cercavano sempre di accontentarlo nei suoi desideri non facendogli mancare nulla. Era bravo ad ottenere ciò che voleva., possedeva un’ottima parlantina, ma soprattutto riusciva molto astutamente a far venire i sensi di colpa a chi gli rifiutava qualcosa e ogni tanto devo ammettere ci cascavo anch’io.

fine capitolo…

p.s ho creato un blog parallelo appositamente per la mia storia, cosi chi non ha letto i precedenti capitoli, può vederli li tutti raggruppati….

il link è questo: www.occhiodellanima.netsons.org

6 comments

  1. mat

    se devo essere sincero mi ha commosso la prima parte del post.
    mi piace il modo in cui racconti le tue avventure e come ricordi il passato.

  2. C’è una ragazza, che vive nella mia città, che ha una carrozzina simile alla tua: schizza via come una matta per le strade pedonali, ogni volta che la vedo mi strappa un sorriso :

  3. Maxanima

    Ciao mat, sempre in prima fila sei :-)

    Un saluto anche ad elena…pensa che quella che ho adesso va a 10km l’ora, per la gioia di mia madre ;-)

    Un abbraccione.

  4. …Sniff…
    (Però, cheppalle, leggendo la tua storia mi sento sempre meno speciale :P E io che credevo di essere l’unica ch’è uscita di casa da sola la prima volta a sedici anni, che osservava con una specie di stupore ogni pozzanghera di cielo sul marciapiede, che per vari mesi – e un po’ tuttora – se ne usciva tutti i giorni, verso il tramonto del parco, così, solo per veder che effetto facevano le ruote sull’erba.)

  5. ludo

    lo so k tu nn sei uno da feste melense e stucchevoli..però voglio augurarti cmq buon san valentino tesoro.. 1bacino

  6. Maxanima

    Da te cara ludo posso accertarlo :-) basta non mi meni il tuo boy ;-) auguri a te…un abbraccione.

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