La mia Storia: capitolo terzo.
La mia Storia: capitolo terzo.
dic 16Dopo il primo capitolo e il secondo ecco in arrivo il terzo:
La mia giornata trascorreva tra scuola e casa. Le uscite erano rare, anche perché la città non offriva niente e mia madre non aveva neanche la patente per poterci portar fuori da quella cappa di fumo. Avevo solo la mia immancabile bicicletta con cui uscivo nella chiostra di casa. Quattro metri per quattro e un corridoio di 5 metri in cui raggiungevo il massimo della velocità.
(va bè, chi sono qui non è difficile
)
Quell’abitazione aveva una particolarità, le camere e il bagno erano separate dal resto delle stanze da un lungo corridoio, e d’inverno, quando dovevamo attraversarlo per andare a letto, ci si doveva coprire dal freddo.
I momenti più piacevoli di quel periodo erano soprattutto piccole cose, semplici situazioni che però ricordo volentieri. Tipo… alcune sere la mia cena era formata da caffellatte e biscotti che gustavo sul divano, uno dei miei menù preferiti all’epoca. Oppure quando in bicicletta fingevo di essere su una macchina facendo il rumore dell’auto con la bocca, comprensivo di motore e scalate di marcia. Un piccolo tavolo di legno su cui io costruivo figure con il pongo (ve lo ricordate? quella materia che si plasmava con le mani), oltre a giocare con decine di macchinine e soldatini di cowboy.
Alcune domeniche mio nonno prendeva l’auto e mi portava, insieme a mio fratello, in pineta a raccogliere pinoli, oppure nella vicina Piombino. Io rimanevo però spesso in auto in assenza di un mezzo che mi aiutasse a farmi fare un giro, la bicicletta non potevamo portarla dietro e i miei non mi avevano ancora preso una carrozzella. Sono passati molti anni prima d’averla, non so il perché, visto che senza ero molto limitato. Forse per loro acquistarla poteva significare arrendersi alla mia malattia…chissà. Pensate che nelle gite scolastiche io ero trasportato con un passeggino da bambini, quando ormai bambino non lo ero proprio più.
Nei primi anni di separazione, tra i miei ci fu una gran lotta per avere in futuro il monopolio della crescita delle nostre menti. Per dire la verità, mio padre era molto combattivo, almeno all’inizio, per farci vivere con lui. Atteggiamento che ben presto negli anni si convertì in sempre più indifferenza nei nostri confronti. Non mi sorprende adesso, visto che in molti campi ho poi potuto verificare la sua scarsa coerenza e le sue innumerevoli promesse mancate.
Avvocati, carabinieri e assistenti sociali erano ormai diventati di famiglia. I litigi erano all’ordine del giorno e ci avevano reso noti, in maniera negativa, a tutto il vicinato. Mio padre fece anche un goffo tentativo di rapimento. La domenica gli era concesso di portarci a casa sua in Suvereto, un fine settimana decise di non riportarci il Lunedì a scuola, ma quando i carabinieri, avvisati da mia madria, gli telefonarono, lui ci riportò immediatamente a casa con la coda fra le gambe. Anche questo adesso non mi sorprende, non è mai stato dopo quel tentativo molto coraggioso nelle sue scelte di vita, ha sempre cercato le situazione e le vie che riteneva più semplici da affrontare.
Arriva un nuovo elemento nella nostra famiglia, si chiama Dino ed è il fratello di mio nonno. I suoi genitori erano ormai vecchi e non si potevano più prendere cura di lui. Il problema era la sua malattia, il morbo di Parkinson, che non gli permetteva di essere autosufficiente.
Si narra, tra leggenda e verità, che i primi sintomi del suo male, siano apparsi in guerra, dopo che una bomba sfiorò la nave dove lui era imbarcato. Vide questo mostro mentre era sulla prua, gli cadde a pochi metri da lui, nel mare. Fu uno spavento tale che, si racconta, innescò dentro di lui una serie di meccanismi che fecero nascere la malattia.
Per me era sicuramente uno strano personaggio, non riusciva a parlare bene, balbettava e il problema aumentava se si adirava. In più il suo corpo tremava in continuazione, come un gattino spaventato.T remore, anche questo, che si faceva più intenso nei momenti di rabbia e lo portava spesso a cadere senza riuscire a rialzarsi da solo.
Mi ricordo un nomignolo simpatico, ma di difficile interpretazione, con cui lui ci chiamava spesso, a me e mio fratello…”ammazzamacacchi”.
Le scene di litigio con mia nonna erano frequenti ed ad i miei occhi apparivano tristemente grottesche. Vedere quest’uomo, che fisicamente era anche possente, cercare di far valere le sue ragioni senza riuscire a generare una frase composta di almeno quattro parole, tentare di sostituirle con attacchi fisici, salvo rendersi conto poi di essere ancor più limitato in quel campo, mi rattristava non poco. Forse perché mi ricordavano ciò che mi accadeva a scuola, quando, come spesso accade tra ragazzi di quell’età, nascevano dei diverbi con i miei compagni che spesso sfociavo in baruffe, dove io come è facile intuire avevo sempre la peggio. Anche se per fortuna in quanto a furbizia e intelligenza potevo lottare alla pari e questo avvolte mi faceva vincere qualche battaglia, una sorta di Davide contro Golia, dove i muscoli cerebrali avvolte possono battere montagne di bicipiti. (ora non esageriamo
)
fine capitolo…

Un nuovo capitolo, una nuova lucida ma appassionata disamina della tua vita. E la capacità di far riflettere su tematichee anche più ampie partendo dalla tua esperienza personale. Un plauso sincero.
Daniele
ciao daniele, dovrò regalarti se lo farò il mio libro con dedica
è un piacere leggerti
separazioni, divorzi, e a volte conseguenti litigi …non mi dici niente di nuovo, sono figlia di divorziati quando ancora ti guradavano come tu fossi una bestia rara, e questo tu lo puoi capire, poi guarda caso ho subito anche io una separazione ma ho cercato di non far passare a valentina quello che avevo visto io…e grazie al cielo è una ragazza serena, siamo una famiglia talmente allargata e incasinata che ormai non ci fa più caso nessuno
ciao zefi…vedo che comprendi bene quindi certe situazioni…si, la cosa più importante rimane sempre quella di non riportare poi si figli ciò che abbiamo passato noi…quindi, sono lieto per te che ci sei riuscita
un abbraccio.
Devi farlo quel libro, DEVI farlo!
Che Fans accanita
se lo faccio, avrai la prima copia autografata