La mia Storia: capitolo ottavo
La mia Storia: capitolo ottavo
feb 21Colonna sonora, si balla un pò, ma con classe:
Depeche Mode: Behind to wheel
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Come spesso accade in quella fascia d’età di mio fratello, in lui nascevano e morivano passioni nel giro di pochi giorn. Iniziò con il calcio, e allora via all’acquisto di completi da giocatore e iscrizione al club, poi la palestra con vitamine, proteine, sali minerali, pasticche e pasticchin. Dopo arrivò la caccia, e questo potevo anche aspettarmelo, visto che nostro padre ci portava spesso con se ad ammirare la strage degli innocenti. Dove però i cambiamenti erano veramente all’ordine del giorno, era nel campo delle donne. La sua agenda era un’enciclopedia di ragazze, ci si poteva trovare dalle sedicenni alle donne di trent’anni e tutte rigorosamente molto belle. Ci sapeva fare, anche perché era molto carino, sicuramente se non fosse stato un pochino basso aveva tutti gli attributi per fare il modello. Il suo armadio era pieno d’abiti firmati,mia nonna ci teneva a farlo ben figurare, soprattutto perché era ossessionata da ciò che le gente poteva pensare, molte sue azioni erano spinte da questa preoccupazione.
Visto la sua vanità accettò con piacere un lavoro come barista dentro una discoteca, cosi tra una bevuta e l’altra conosceva decine di ragazze. Io invece per il momento mi accontentavo di fare le comunemente chiamate “vasche” nel Corso della città, chiacchierare con i compagni di scuola e lanciare qualche tenera occhiata alle fanciulle più carine, sperando in un loro sorriso.
Il mio cuore vibrava con poco, non mi ero ancora innamorato, tranne alcune cotte scolastiche comunque mai ricambiate, e quindi bastava un piccolo gesto carino per farmi emozionare. Sinceramente incominciavo a soffrire nel vedere mio fratello sempre con una ragazza in casa in tenere effusioni, spesso nella mia stessa camera, mentre io non avevo neanche mai provato la sensazione di un bacio, infondo non mi sentivo meno carino di lui, solo che avevo la convinzione che nessuna ragazza avrebbe accettato di vivere con una persona che, non potendo camminare, gli precludeva molte cose, questo non mi dava il coraggio e l’energia giusta per un ben che minimo approccio.
Feci amicizia con un ragazzo che abitava nel nostro palazzo, una persona semplice, non molto profonda, però assai disponibile e cordiale. Una sera mi propose di andare in discoteca con lui, e superate le mie perplessità su quel che ci poteva fare uno come me dentro un locale dove prevalentemente si balla, accettai. Il posto si chiamava “La casa rossa”, era poco distante da Piombino, in mezzo ad una pineta. Non fu però una piacevole esperienza. Passata l’emozione della novità, mi sentivo molto a disagio. La pista era piccola, non c’era molto spazio per starsene in disparte e quindi ero vicino ai ragazzi che ballavano, mi sentivo quasi ingombrante.C’era anche il fatto che non era facile parlare perché, oltre al volume della musica, avevo una carrozzella molto bassa, quasi da finire sotto i tavoli. L’unico risvolto positivo della serata fu al ritorno, quando si fece colazione in un bar, rimanendo lì fino all’alba. Questa cosa mi era piaciuta, forse perché avevo la sensazione di essere coinvolto in un rituale comune. Arrivai a casa alle sette. Mia madre mi guardava con l’espressione di chi secondo me pensava: ”se la prima notte che esce torna a quest’ora, figuriamoci le prossime!!”.
Quell’esperienza mi servi anche a capire che io di giorno non potevo proprio dormire, mentre mio fratello, che era rientrato quattro ore prima, dormì fino alle due del pomeriggio, io alle nove del mattino ero già sveglio.
Nonostante quell’esperienza non mi avesse esaltato, decisi però di ritornarci la settimana dopo. Il sabato sera era un giorno particolare, vedevo tutti i ragazzi discutere su cosa fare la notte e l’idea che io invece dovevo rimanere da solo in casa mi metteva ancor più tristezza. La meta però fu diversa, era la discoteca dove lavorava mio fratello, e devo ammettere che c’erano delle notevoli differenze. La musica era molto più particolare e le persone che la frequentavano sicuramente più strane e interessanti. Si chiamava “Il Tartana”, era ed è tutt’ora a Follonica, un posto aperto soprattutto d’estate ed alcuni giorni d’inverno. Anche il luogo dove era situato risultava molto piacevole, in mezzo agli alberi con il mare vicino, ma quello che trovai più di mio gradimento era il fatto che, oltre la pista, ci fossero tre anelli che ti permettevano di salire e allontanarti dalla musica assordante, dandoti la possibilità di poter parlare senza problemi. Io ancora non bevevo alcolici e ne fumavo, al contrario di mio fratello che lo vedevo sempre con la sigaretta in bocca ed i bicchieri pieni di liquidi con colori d’ogni genere, mi venne anche a salutare, ma credo fosse ubriaco e non mi considerò molto, però tornammo a casa insieme.
La settimana dopo ci fu una situazione particolare. Usciti dalla discoteca ci si ritrovò sulla spiaggia e mi resi conto che lui insieme ai suoi amici stavano fumando strane sigarette, scoprì, chiedendo con un po’ d’imbarazzo, che erano spinelli. Mio fratello non reagiva molto bene a quel tipo di droga, infatti dopo poco vomito anche l’anima ed io mi domandavo che gusto ci poteva trovare ad usare una sostanza che gli procurava tale reazione…masochismo umano. Mi chiese di non dire niente in casa e cosi feci. Non mi resi conto che quella era l’anticamera dell’inferno in cui lui e tutti noi ci saremmo un giorno ritrovati.
Mio padre si faceva vedere sempre meno, anche perché i rapporti con mia madre erano ormai deteriorati. Veniva ogni due settimane, nel pomeriggio, quando lei non c’era, accolto in casa con la freddezza dei miei nonni. Spesso mi parlava di una fantomatica operazione che avrei dovuto fare per sperare di tornare a camminare, un’intervento al muscolo della gamba che mi si era atrofizzato, ma dovevo aspettare di crescere ancora un po’ per rafforzare la muscolatura. Negli anni ho poi scoperto che quella era solo un’invenzione, un pillola dolce che lui mi offriva per tenere viva in me ancora la speranza, perché nonostante la mia vita fosse notevolmente migliorata da quando potevo uscire da solo, spesso avevo dei periodi in cui cadevo in depressione.
fine capitolo…
i precedenti li trovate qui: www.occhiodellanima.netsons.org

eheh camomillina
mica posso far star 2 ore qui i miei lettori
Un abbraccio.
è sempre un piacere leggerti…
Ué, ma come siamo belli abbronzati.
Io ci starei pure 4 ore a leggerti…
complimenti per il modo in cui racconti della tua vita e il modo che hai di esprimere le tue emozioni…pochi lo sanno fare…
Un abbraccio Max.
Sonia, più che altro come ero giovane
Enza, sei masochista ma grazie
un abbraccio a te.
niky….è un piacere mio che mi leggi sempre…bacini…
sono passata a farti un salutino …. mi piace come racconti tua vita ….. sai tu non ti ricodi assolutamente di me ma una volta abbiamo parlato , anni fa al mare al mortelliccio ( mo non mi dire che ho sbagliato persona )….
ehm …. mi so persa il commento ???? fammi sapere ( ammazza quanto sono imbranata ) ciao un bacione
…ciao spagna, non credo sia questione di ricordare o no….tu mi vedi e sai molto leggendomi, conosci anche il mio volto…io non ti ho vista quindi ovvio non so chi sei
si, sono stato anni fa a mortelliccio e avrò anche parlato con qualcuna….magari eri tu
grazie del salutino.
I tuoi post mi catturano sempre…
Aspetto con ansia il seguito
A presto
ogni volta mi lasci con una grande curiosità per il seguito…
Un abbraccio
Ciao Sara, grazie di essere presente
Bacini.
Si Uyu, farò più serie delle telenovelas
Un abbraccio.
Non ti si può mai fare un complimento, sempre il solito modesto tu. Neh?
Max se tu scrivessi un libro andrebbe a ruba. Pensaci….!
Bacio
A ruba nel senso non lo pagherebbero, lo rubano
Bacio.
……e ma vuoi mettere la soddisfazione…..!!!!!!!!!!!
non ti credevo così venale…
Scusa l’ignoranza ma come si fa ad inserire uno smile ?
WOW….magia, si è inserito da solo !
Buona giornata
eheh Alina…si lo fa in automatico, l’importante è non metterci puntini appiccicati prima o dopo
max ti trovo un po ingrassato!
a me piacerebbe andare a cena con te caro mio, poi birretta, si chiacchera, poi colazione e poi a nanna!!
Ho una domanda stupida: perché porti sempre la bandana in testa?
Mat!!! l’importante è che andiamo a nanna ognuno per conto suo
Toppina, nell’epoca della foto era per fare il fico…se porto il cappellino ora è per non fare scappare gli ultimi peli rimasti