Favola (prima parte)
set 23
Questa storia inizia in un giardino pieno di sfavillanti colori, fili d’erba che s’intrecciano al soffio del vento, fiori con sfumature che riprendevano l’arcobaleno, e i loro profumi, mescolandosi, creano nuovi aromi.
Le api svolazzavano da un nettare all’altro, nutrendosi e allo stesso tempo raccogliendo polline nelle loro zampette, cosi da far nascere nuove creature colorate. Di tanto in tanto si vedevano splendide farfalle, sembrano fiori che hanno spiccato il volo e tra tutte queste ce ne era una in particolare, aveva il mantello della notte, un nero lucente che attirava l’attenzione in mezzo a tutto questo dipinto colorato. Il suo nome era sophie.
Nessuno sapeva da dove era venuta, si sussurrava tra gli insetti che provenisse dalla casa sulla collina, che appartenesse all’oscurità, ma le sue ali non erano tipo quelle delle falene, erano grandi e distese come lenzuola di seta e inoltre il suo modo di volare sotto il sole non lasciava trapelare alcun disagio.
E’ anche vero che ogni notte si rifugiava in quell’oscuro rudere ormai abbandonato dall’uomo, dove si presume ormai avesse fatto la sua reggia per riposare la notte.
Non si sapeva se viveva in solitudine o che in quella casa ci fossero altre come lei, certo non si vedeva mai volare in compagnia e anche se guardata con curiosità e ammirazione per la sua particolarità, le altre farfalle non scambiavano spesso messaggi con lei.
In quella casa però ogni tanto una forma umana appariva, una vecchiettina che abitava nel paesino ai piedi della collina, il suo nome era Margot.
Capitava di vederla arrivare con un cestino di frutta, delle bevande calde, un libro, fogli di carta, alcuni pennelli e molte candele. Non veniva mai da giorno, ma solo di notte.
I gufi raccontavano che se ne stava seduta davanti a un vecchio tavolo, con le candele disposte sopra sempre allo stesso modo, come un rituale, una tazza di the caldo, gli occhiali che scivolano sul naso mentre leggeva un libro.
Le sue labbra si muovevano come se raccontasse a voce alta quello che leggeva, e poi c’era lei, Sophie, che volava intorno alle candele come se fosse una danza del fuoco e il movimento delle sue ali somigliava a quello delle fiammelle, sinuoso e ondeggiante.
Proprio cosi, margot leggeva per sophie e la frutta che lei con cura sbucciava, la offriva alla sua amica farfalla, affinché potesse nutrirsi del suo nettare e sophie ricambiava disegnando nell’aria strane traiettorie, come se volesse creare delle lettere, cosi da poter dialogare con l’anziana signora.
Intanto arrivò sua maestà l’inverno e Margot incominciava a raccogliere legna da ardere nel camino, mentre gli animali si preparavano facendo provviste di cibo.
Una delle più attive era la formica Angie, soprannominata ”l’infaticabile”. La sua famiglia era numerosa e quindi doveva darsi da fare più di molte altre. Si vedeva trasportare molliche di pane grandi almeno dieci volte più di lei, lasciate da uomini che spesso facevano merenda in quel bellissimo prato.
Incominciavano a cadere i primi fiocchi di neve, ormai quasi tutti gli animali erano in letargo, tranne pochi che resistevano al freddo. In questo periodo si assisteva a un’altra particolarità di Sophie, che non temeva il gelo, continuava a volare in mezzo a tutto quel morbido tappeto bianco. Il contrasto con il nero delle sue ali, esaltava ancor di più su quella collina.
Una notte, mentre Margot e Sophie si riscaldavano davanti al camino…to be continued.
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