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Iniziava cosi il soggetto per un film epico di Vittorio De Sica del 1952, dal titolo: Umberto D. Un film che ricordo vagamente di aver visto quando ero piccolo.
La storia come si può intuire parlava delle persone anziane, lo faceva in modo schietto e crudele, diretto.
“I vecchi puzzano di morte, per questo il mondo non li perdona.”
Vi parlo di questo film perchè ho letto ci sarà un rifacimento di Umberto D. da parte del regista francese Francis Huster, dal titolo: Un homme et son chien.
Ciò che rende questo film “particolare” è la presenza come attore principale di Jean Paul Belmondo, un mito. Jean Paul ebbe un ictus pochi anni fa che gli ha causato la paralisi di un braccio e di una gamba, oltre la difficoltà nel parlare.
Dare la parte di un personaggio che interpreta la decadenza fisica dell’uomo nella vecchiaia e per questo messo in disparte dalla società, a un attore, che per via della malattia rende questa immagine aldilà della sola recitazione, è un gesto coraggioso o stupido? forse entrambi, forse nessuno dei due.
Quando mi è capitato di vedere film in cui la storia principale era improntata su una persona in carrozzina, mi sono spesso chiesto se non era il caso di lasciare questa parte a disabili reali. Non sempre però il non farlo comporta poi un’ immagine rappresentata palesemente falsa, che non permette al film di donare il messaggio che si era prefissato. Un esempio su tutti che mi ricordo è Daniel Day Lewis in “Il mio piede sinistro” che racconta la vita incredibile di Christy Brown, scrittore e pittore irlandese, nato con un handicap fisico quasi totale: l’unica parte del corpo di cui possiede ogni funzione è il piede sinistro. L’interpretazione di Daniel è a dir poco “pazzesca” nella sua capacità di rendere reale la grave disabilità, ma anche l’energia e la sua voglia di vivere.
Se penso invece a interpretazioni del tipo di Scamarcio in Manuale d’Amore 2, in cui prova a fare il disabile semiparalizzato dopo un incidente, ovviamente non riuscendoci per niente, condito poi dalla fantomatica fantasia erotica che dovrebbero avere tutti i disabili, in altre parole una fisioterapista gnocca, allora dico che era meglio un vero disabile.
p.s. Adesso non pensate strano eh!! che io lo dica perchè mi sarei proposto di girarla personalmente, la scena con la Bellucci!! che tra l’altro per me è la peggior attrice della storia, però è certamente gnocca
Tornando al remake di Umberto D., il film procurò molto sdegno in una parte politica, che accusava il regista di dare una pessima immagine dell’italia. Uno dei politici che alzò di più la voce fu Giulio Andreotti (che ai tempi era già vecchio, perchè lui è nato vecchio) dicendo appunto che “i panni sporchi si lavano in famiglia” e di sicuro in questo lui è un esperto, tanto da poter aprire una catena di lavanderie casalinghe. Mi fa venire in mente un pensiero simile di questi giorni, quello di Cannavaro sul film Gomorra, che più o meno esprimeva lo stesso concetto, ma in questo caso si sa, come diceva il mitico Boskov: “Testa giocatore buona solo per cappello“.
Io penso che rappresentare la realtà nel modo più reale possibile sia fondamentale per dare un messaggio forte e non un solito consiglio patinato. Forse il regista avrà ingaggiato Belmondo per “spettacolarizzare” il suo film, per creare “rumore” o forse solo perchè Jean paul nonostante la decadenza e la malattia rimane un grande attore, un grande uomo, che merita rispetto e oppurtunità di esprimere quello che ancora sa fare.
Un po’ come dovrebbe essere per tutti coloro che si avvicinano alla morte.
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Il fatto che Belmondo interpreti il film è anche una forma di coraggio: non è facile per un divo del cinema e, soprattutto sex symbol del passato,recitare un ruolo così e mostrarsi al grande schermo vecchio e malandato. Non ho mai visto il film in questione, ma il tema della vecchiaia oggi è molto dibattuto. Certo, ci sono tanti vecchietti arzilli che frequentano l’Università della Terza Età, viaggiano e il sabato sera si ritrovano a ballare il liscio, però ce ne sono molti altri che vivono da soli o in casa di riposo e vengono considerati come “un peso”. Per il lavoro che faccio, mi è capitato spesso di recarmi in una struttura per anziani e di vedere alcuni utenti lasciati soli. Anche questi, anche se non completamente lucidi, hanno comunque qualcosa da comunicare.
Cara Anna, vero è che se ci ricordassimo tutti che prima o poi i vecchi siamo noi, forse si eviterebbero molti atteggiamenti. Anch’io sinceramente mi capita di perdere la pazienza con mio nonno. Ovviamente dipende da caso a caso, ma generalmente si dovrebbe sempre tener conto di quanto detto sopra
Un abbraccione a te!
Da cinefilo hardcore mi sarei arrabbiato per un remake di ”Umberto D.” Ma qui c’è Jean-Paul Belmondo, uno dei più grandi attori francesi, nonchè un mio idolo. E’ triste vedere come la vecchiaia cambi tutto: Belmondo era svelto con la lingua, sbruffone e scavezzacollo (in molti polizieschi girava scene rischiosissime- era su una metro in corsa in Peur sur la Ville- senza stuntmen) e ora ha problemi a parlare e a muoversi, causa ictus. Ma non ha mai perso la forza, la simpatia e la voglia di vivere. Gli stringerei la mano, per tutto. Come uomo, come attore. Grande Bebèl!
Grazie Simone del tuo sentito commento. Si, la vecchiaia cambia tutto, ma chi è stato un mattacchione con la vita, lo è fino alla morte
Sarebbe un piacere conoscerlo di persona.
Grazie di essere passato dal mio blog.