Disabili e Futuro: il rapporto con i Giovani
Disabili e Futuro: il rapporto con i Giovani
ago 07Voglio farvi leggere questo testo del mio amico Antonio Giuseppe Malafarina riguardo il rapporto tra giovani e disabili.
Raccogliendo materiale per il mio libro “Intervista con disabile” ho rilevato l’esistenza di un problema latente nelle associazioni di volontariato: la carenza di volontari soprattutto giovani. Perché? Ovvero: come i giovani si accostano alla disabilità?
Da questa risposta dipende il futuro della disabilità. Se i giovani d’oggi sono in grado di confrontarsi adeguatamente nei confronti della questione allora è possibile prevedere un futuro positivo nell’evoluzione del processo di integrazione del disabile nella società, altrimenti si dovrà intervenire per evitare che la disconoscenza di oggi produca una discriminazione domani.
Per trovare una risposta ho ritenuto opportuno effettuare un’indagine sul campo raccogliendo interviste in merito. Materiale del nord, del centro e del sud Italia. Di responsabili di associazioni e di membri. Di città e di provincia. Di persone con disabilità e di giovani. Individuati i fatti, tratte le conclusioni.
Dall’indagine è emerso che molti disabili hanno grosse aspettative dai giovani. Ciò perché c’è stata un’evoluzione culturale negli anni che ha portato le persone a parità d’età a guardare diversamente alla persona con disabilità. I giovani di trent’anni fa, prigionieri del loro retroterra culturale che proponeva il disabile come personaggio oscuro da temere, vedevano con più sospetto il disabile che non i giovani d’oggi. Certi giovani d’oggi, specialmente in ambito universitario dove l’abbattimento delle barriere ha consentito una miglior circolazione di studenti con disabilità, tendono a guardare senza timore alla disabilità ed anzi sono pronti all’accoglienza. Segno che la visibilità della persona con disabilità in un ambiente “dotto” convince la persona comune delle sue capacità, ovvero della sua piena dignità.
Questo non accade nei livelli scolastici inferiori. Mancanza di sufficienti insegnanti di sostegno, mancanza della capacità di adeguare il programma all’allievo disabile, mancanza della capacità di realizzare un rapporto fluido fra allievo disabile e resto della classe sono fra i fattori che rendono la persona con disabilità non pienamente accolta dai compagni. Tra i giovani capita si diffonda un senso di incapacità a relazionarsi che porta non di rado o all’indifferenza o alla vessazione.
In sintesi: manca una cultura della disabilità. Manca fra i giovani al di fuori dalla scuola e manca all’interno della scuola. Quando c’è è frutto della propria predisposizione alla tolleranza o dell’esperienza personale.
Nonostante i progressi rispetto a un tempo siamo ben lontani dalla meta. Manca una formazione organica. Nella scuola è affidata a insegnanti troppo spesso costretti ad attingere esclusivamente alle loro risorse umane. Al proprio buon cuore. Pensare che a risolvere tutto sia sufficiente l’insegnante di sostegno è limitativo.
Riassumendo i giovani non conoscono la disabilità. Non la conoscono soprattutto nella scuola. Luogo cardine dell’insegnamento e della formazione della persona.
Il futuro, pertanto, non si presenta favorevole.
Si dovrà, si deve, intervenire. E con più tenacia rispetto ad altre emergenze sociali di intolleranza poiché la disabilità, si voglia o no, fa parte delle esperienze che con molta probabilità riguarderanno l’individuo da vicino. Perciò un’adeguata preparazione è necessaria più che in altri ambiti.
Come intervenire?
Sarebbe interessante promuovere un approccio davvero globale partendo, per esempio, dalla televisione o dal cinema, dove la disabilità è ancora spesso strumentalizzata. Sarebbe interessante promuovere la figura del “consulente in disabilità” presso le aziende a favorire una mentalità basata sull’Universal Design per realizzare prodotti e servizi accessibili alla più vasta clientela. Sarebbe interessante rendere il disabile più presente nella società. In questo senso l’Anffas ha dato un grande contributo negli anni alla nostra società. Sia sostenendo le famiglie stesse sia offrendo alla persona disabile l’occasione per tentare di realizzarsi e, realizzandosi, di presentarsi al mondo.
Tornando alla scuola sarebbe interessante realizzare libretti da distribuire agli studenti per far conoscere la disabilità. Sarebbe utile formare gli insegnanti con corsi ad hoc. Sarebbe utile stabilire sempre maggiori contatti fra le associazioni e gli istituti per promuovere iniziative comuni di progetti che coinvolgano persone con disabilità e non.
Io mi auguro che l’Anffas sappia raccogliere questa sfida. Come ha sempre fatto. Con al centro la persona.

