Condividere il proprio coraggio

Condividere il proprio coraggio

ott 03

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Una persona mi ha fatto riflettere su quanto sia importante condividere le proprie battaglie con gli altri. Non tutti reagiamo allo stesso modo alle difficoltà e disgrazie che la vita può metterci di fronte.

Dicono che se sei costretto ad affrontare l’inferno, riesci prima o poi a convivere con il suo fuoco e non farti ridurre in cenere, ma che anzi quel fuoco ti purifica e rende più forte. Spesso è cosi, ma non sempre.

Ci sono tante persone come me che hanno reagito diversamente alla malattia, che sono diventate rabbiose e odiano tutto e tutti, ma principalmente se stessi. Persone che si trascinano avanti quasi sperando che al più presto quella lenta inerzia termini con la morte.

Quando mi chiedono come faccio ad andare avanti, quale forza io abbia, mi resta difficile rispondere, perchè questa energia e voglia di vivere, se per chi me lo chiede risulta straordinaria e fuori dal comune, per me è naturale, non vedo come potrei aver vissuto diversamente.

Invece, evidentemente normale non è. Credo che un punto importante che può chiarire è il fatto che io ci sono nato cosi e quando fin da bambino sei “abituato” ad una situazione, sia pur essa estremamente difficoltosa, risulta più facile imparare a conviverci.

Al contrario, se tali impedimenti ti piombano addosso dopo aver vissuto per anni “normalmente” credo, anzi ne sono certo, sia tutto più dannatamente difficile. Perchè hai davanti a te due vite, prima e dopo, questo ti forza tuo malgrado a fare un paragone su quello che eri e quello che sei adesso. Una cosa è la mancanza di gesti che puoi solo immaginare, perchè mai avuto la possibilità di farli, altra cosa è perdere tutto ciò che realmente potevi vivere.

In questo caso non devi solo lottare con i propri limiti fisici ma anche con i ricordi. Con tutto ciò che ti torna alla mente, quelle corse sulla spiaggia, ballare, fuggire da soli dove vuoi e senza dover chiedere a nessuno. Quelle sensazioni non sono un “idea” sono reali, le senti ancora nelle tue gambe, anche se esse non ti permettono più di viverle.

Il ricordo può essere una fata che ti coccola se i frammenti del passato sono ricolmi di piacevoli emozioni, oppure un mostro, se tali frammenti sono pezzi di te che non potrai più riavere.

Un grande amore del passato, può logorarti il cuore se perduto in malo mado, ma queste ferite prima o poi si rimarginano e sai che un giorno tornerai ad amare ancor più forte e anche se non ci credi, questo accadrà, o almeno può accadere, è fattibile. Se però la vita ti toglie qualcosa dal tuo corpo, non te la restituisce più.

Allora che fare? è qui che subentra l’importanza di conoscere, ascoltare e vivere chi a queste limitazione è riuscito a sopravvivere a reagire e trovare una forza dentro di se fino a quel momento sconosciuta.

Alla fine abbiamo tutti qualcosa in comune. Se io ho un cuore, pure tu ce l’hai, come l’anima, entrambi abbiamo un cervello. Quindi se ci sono riuscito io, puoi riuscirci pure tu. Se credi di non avere questa forza, ascolta e stai vicino a chi questa energia ce l’ha per se e per te e impara piano piano a farla tua.

Solo stando accanto al fuoco ti puoi scaldare e se per timore di bruciarti ti allontani da ogni fonte di calore, prima o poi morirai di fredda solitudine.

Le battaglie non sempre si vincono da soli, non sempre siamo grandi soldati, ma lo possiamo diventare, imparando da chi queste battaglie le ha vinte prima di te.

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10 comments

  1. max, io ogni volta che scrivi questi post mi sento inadeguata a commentarti, perchè non “condivido” come dici tu certe situazioni, non posso capire realmente le sensazioni, le emozioni, i vissuti…
    e mi dispiace se a volte ti sembro inopportuna.
    Però voglio dirti una cosa, non sei la prima persona nella quale la riscontro e non sarai nemmeno l’ultima, ma spesso ho trovato una sensibilità ed una disponibilità maggiore e fuori dal comune in coloro che si sono imbattuti in eventi sfortunati o sfavorevoli, come un incidente o una malattia, e se torno sempre e ti lascio un commento o un saluto, è perchè mi piace mantenere una vicinanza, so che talvolta non ti piace che i venga detto, ma sei una persona speciale, e positiva, si vede ogni volta che parli di te.
    A presto max.

  2. admin

    Non ti trovo inopportuna,se parlo pubblicamente di certi aspetti è perchè sono convinto che ci sono persone “normali” che hanno la stessa sensibilità, altrimenti limiterei il tutto a conversazioni tra di “noi”.

    …e tranquilla, non sempre arriccio il naso se mi viene detto sono speciale..ricordati che anche io ti leggo spesso e so che rientri tra gli eletti che sanno capire ;-)

    Un abbraccio :-)

  3. choppy

    il ricordo di ‘cose avute’ potrebbe anke “uccidere” , ma è meglio aver avuto e aver perso o non aver avuto mai?……difficile da dire….

  4. grazie max, grazie, veramente, sei sempre così carino…
    e grazie anche per la dritta dei video, sono riuscita a mettere su il primo ;)

  5. Maxanima

    ….e vai ;-)

  6. Ciao
    sono Claudio, di Verona.
    Ho visto casualmente il tuo blog e… ho pensato.
    Già; ho pensato. E la cosa è alquanto strana per me di questi tempi.
    Ho pensato tra l’altro che forse, ci dovremmo conoscere, io e te. Ma ti giuro che non capisco il perchè. Se è per la “faccenda” delle persone “speciali”, o per il fatto appunto, che ho voglia di pensare.
    Sai, recentemente ho inteso che pensare fosse dannoso per la mia salute mentale; e mi accingevo a evitare accuratamente di farlo.
    Avevo un blog abbastanza corposo e ho cancellato quasi tutto, lasciando solo delle cose che in realtà sono “messaggi” per qualcuno. Sono sparito dalla “piazza” e ho ripreso a guardare la tivù.
    Mah… Ho capito subito, che non sarei durato molto su quel divano davanti al televisore.
    Ho guardato la posta al computer, ho controllato se c’erano nuovi commenti al blog e… non so come, mi sono trovato a leggere in un’altro blog di quella donna vestita di nero. ( la solitudine)
    Ne ho incontrata una molto somigliante sai, ma aveva un’altro nome.

  7. Il tuo messaggio è molto incoraggiante e positivo. anch’io per questioni diverse, ho raccontato “un pezzo della mia storia”, di come anche senza un padre e con molte difficoltà, me la sono cavata egregiamente. è stato faticoso ma forse qualcuno può essersi ritrovato. credo che chi ha avuto esperienze simili entri più facilmente in comunicazione, empatica. si chiama peer education. ciao Max

  8. Maxanima

    Ciao Silvia, grazie del passaggio e del commento. Aggiungo questa terminologia nuova al mio dizionario: peer education ;-)

    …empatia, bellissima parola. Un abbraccio.

  9. Maxanima

    Ciao claudio, piacere di leggerti. Commento articolato il tuo, per questo molto gradito.
    Sembri una persona molto sensibile, da questo l’essere avvolte fin troppo toccato dalle cose…e dai pensieri…che si può anche cercare di evitare, ma tanto loro se li cacci dalla porta, rientrano dalla finestra ;-)

    Ho letto della tua donna in nero, è vero ci sono delle analogie, anche se partono da sensazioni diverse.

    A presto, passa quando vuoi.

  10. SweetBitter

    Spero di ritornare ma se non dovessi riuscirci TI PREGO non dimenticarmi…

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