L’Amazzonia si allea con Google
L’Amazzonia si allea con Google
giu 11Dal quotidiano la stampa sono venuto a conoscenza di questa interessante e utile iniziativa:
WASHINGTON
Undici capi di una tribù che si batte in Amazzonia per impedire a faccendieri e taglialegna illegali di distruggere il loro territorio, hanno già pagato con la vita i tentativi di fermare la deforestazione. Adesso il nuovo capo, il trentaduenne Almir Surui, ha deciso di provare a rompere l’assedio utilizzando un’arma tecnologica: il giovane leader è volato in America e ha stretto un patto con Google, ottenendo che sia l’occhio dei satelliti del colosso di Internet a raccontare al mondo cosa sta accadendo.
Il popolare servizio Google Earth verrà utilizzato per offrire immagini ad alta risoluzione per monitorare i 248 mila ettari della riserva dei Surui. Alle società che forniscono riprese dal satellite al gruppo di Mountain View verrà chiesto di tenere con più attenzione lo sguardo dallo spazio sulla foresta pluviale brasiliana, per permettere ai Surui di accorgersi in tempo di nuove devastazioni illegali e di denunciarle pubblicamente….
L’iniziativa di Google conferma una sorta di trend in corso. Osservare le crisi dal satellite sta diventando sempre più diffuso: Google aveva già lanciato un’iniziativa del genere per il Darfur (che è stata ora ripresa da Amnesty International) e sta usando le immagini dallo spazio anche per aiutare a proteggere gli scimpanzè in Tanzania, o a sostegno delle campagne dell’Onu contro la deforestazione. A strappare alla società californiana la promessa di un aiuto è stato Almir Surui, il primo capotribù alla guida di un popolo ridotto a soli 1.200 membri ad aver conseguito una laurea in un college. Il giovane Almir ritiene che il governo del presidente Luiz Inacio Lula da Silva non stia facendo abbastanza per frenare i buldozer che illegalmente devastano la foresta, o per proteggere gli indigeni dalle violenze degli avventurieri. Per questo ha deciso di compiere il lungo viaggio dalla propria capanna agli Usa, per cercare alleati…
La sua prima tappa è stata l’Organizzazione degli Stati Americani, a Washington, a cui ha chiesto protezione raccontando che due giovani membri della tribù hanno già ricevuto offerte di 100.000 dollari in cambio della sua uccisione. Almir ha poi fatto rotta verso la California e ha ottenuto l’appoggio di Google, che mostrerà al mondo via satellite cosa accade nel cuore della foresta amazzonica. «La foresta pluviale e i suoi popoli indigeni – ha detto Megan Quinn, portavoce di Google Earth, al San Francisco Chronicle – stanno sparendo rapidamente, e questo ha conseguenze serie sia a livello locale, sia a quello globale. Il nostro progetto può sollevare una consapevolezza globale sulla battaglia del popolo Surui per mantenere la propria terra e la propria cultura, coinvolgendo gli oltre 200 milioni di utenti di Google Earth nel mondo».
Almir Surui, al termine della propria tournee per cercare aiuto negli Usa, ha detto di essere interessato solo a fare il bene del suo popolo, senza nascondere i timori per la propria vita. «Non sono Chico Mendes», ha detto il giovane Almir, ricordando la figura dell’ attivista ucciso in Amazzonia nel 1988. «Non voglio essere un eroe. Sono impaurito, ma questo non mi fermerà dal tornare a casa per battermi per ciò in cui credo».