Film da vedere: Lo Scafandro e la Farfalla
Film da vedere: Lo Scafandro e la Farfalla
feb 17Lo scafandro e la farfalla
di Julian Schnabel
con Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Anne Consigny, Max Von Sidow
Francia/Usa, 2007
112′ min.
“Ho appena scoperto che a parte il mio occhio ho altre due cose che non sono paralizzate: la mia immaginazione e la mia memoria“. Inizia così il viaggio nel mondo dei ricordi e della fantasia di Jean-Dominique Bauby, quarantenne colpito all’improvviso da un ictus e costretto a passare il resto dei suoi giorni in un letto d’ospedale, essendo stato colpito dalla rara sindrome “locked-in”, che lo ha lasciato totalmente paralizzato tranne che per la possibilità di muovere la palpebra sinistra.
La storia vera del caporedattore della rivista di moda Elle, che all’epoca dei fatti riuscì con il solo battito di ciglia a dettare un intero libro dal titolo Lo scafandro e la farfalla, ha commosso tutto il mondo ed è diventato materiale cinematografico per lo straordinario talento visionario del pittore Julian Schnabel. Con questo film l’autore del già apprezzato Prima che sia notte racconta essenzialmente un viaggio nelle profondità dell’essere, alla ricerca di un senso della vita, di una verità su se stessi e di una purezza dell’animo da ritrovare.
Il film che ha realizzato questo artista prestato al cinema (ma il connubio tra le arti quando è di così elevato pregio è sempre un valore aggiunto) ha una forza dirompente, così come accade ogni volta che l’essere umano viene messo in condizioni estreme tali da costringerlo ad osservarsi e a ricercare un proprio senso di autenticità e libertà (non per altro proprio Schnabel e lo Sean Penn di Into the wild sono stati i protagonisti di un divertente scambio di complimenti reciproci a distanza, in cui ognuno ha riconosciuto nell’altro l’autore di uno dei più bei film degli ultimi dieci anni).
I bellissimi titoli di testa, che scorrono su un susseguirsi di lastre e radiografie, come già a sottolineare una ricerca di profondità oltre la superficialità del corpo, sono accompagnate dalla voce di Charles Trenet e dalle note di La mer: fin dall’inizio, dunque, l’acqua viene indicato come uno degli elementi principali, metafora del continuo rimescolamento nel fluire dei pensieri di ricordi, speranze, fantasie, memorie e fughe oniriche, che avvolgono quell’anima imprigionata in quella dura corazza del corpo che è lo scafandro del film. Poi all’improvviso un colpo di luce, figure sfocate, voci lontane e piccoli spiragli che si aprono nel buio degli abissi: la prima parte del film è realizzata totalmente in soggettiva, esclusivamente dal punto di vista dell’occhio di Jean-Do che si risveglia dal coma.
Un battito delle palpebre gli consente di muoversi e comunicare nella sua immobilità attraverso la forza della memoria e dell’immaginazione. La macchina da presa esce così da questo scafandro, come una farfalla che vola libera da ogni impedimento, ed inizia ad assumere progressivamente un punto di vista più esterno a partire proprio dalla presa di coscienza di una vita trascorsa in modo troppo superficiale ed egoista (e il riferimento al mondo della moda non è un caso), trascurabile in rapporto alle potenzialità che i sogni e la fantasia a quanto pare offrono. Il racconto mantiene nonostante ciò un’encomiabile asciuttezza, non scadendo mai nel retorico grazie anche al tocco di ironia che se all’inizio appare dissonante, risulta nell’arco della pellicola utile a rendere il tutto più umano e meno patetico.
Lo scafandro e la farfalla, che molte analogie ha con Mare dentro di Alejandro Amenabar, è stato dai più furbi strumentalizzato come film contro l’eutanasia, essendo la storia di un uomo che dal desiderio iniziale di morire riscopre la vita e la preziosità del proprio essere; tuttavia, il film è una storia semplicemente molto umana e toccante, che poco ha a che fare con manifesti programmatici, morali di vita o messaggi politici. Magistralmente interpretato da tutto il cast, che vede oltre al protagonista Mathieu Amalric (in un ruolo che inizialmente doveva essere affidato a Johnny Depp), anche una magnifica Emmanuelle Seigner e un commovente Max Von Sydow, il film si distingue anche per la splendida colonna sonora, che insieme a melodie classiche unisce brani degli U2, di Tom Waits e di Lou Reed. Il finale sulle note di I 400 colpi di Truffaut è l’ennesima affermazione, da parte del regista, della volontà di esprimere, come il volo di una farfalla che fuoriesce dallo scafandro più opprimente, solo un’ideale di fuga e di libertà in territori sconfinati e inesistenti che solo l’essere umano è in grado di creare.

purtroppo c’è sempre qualcuno pronto a strumentalizzare…o per partito preso, o per accontantare una parte dei lettori, o per scelta della direzione…
io metto in agenda la visione di questo film, perchè come tutte le storie umane ha qualcosa che può far pensare e riflettere.
poi trarrò le mie conclusioni sulla storia, sul film…come sempre…ma senza farmi influenzare dall’argomento.
grazie per la segnalazione
Ne avevo già sentito parlare ed è un film che mi piacerebbe vedere.
Quindi grazie per la segnalazione e per la recensione puntuale e precisa.
buona serata
ciao mat, si, ogni volta che si rappresenta una storia al cinema c’è il rischio della strumentazione, ma questo sta al tatto del regista. Da vedere comunque
Ciao Melania, se lo vedi poi fammi sapere che ne pensi
buona serata a te.