Ciao Superman
Ciao Superman
set 20
L’altra sera su Sky è andato in onda Superman Returns. Mi chiedevo già quando uscì al cinema, se c’era davvero bisogno di continuare questa serie, dopo che Christopher Reeve ci ha lasciati. Per me superman è morto con Lui. Ma il business è cosi, sempre avanti: the show must go on (come cantava Freddy Mercury), senza guardare in faccia a nessuno.
Morto un Papa se ne fa un altro, morto un supereroe idem. Nel film si scopre poi che ha un figlio, ecco, se magari in questo episodio si narrava del figlio che cresce e segue i passi del padre, forse era un pò più dignitoso, che sostituirlo del tutto, forse.
Ci sono cresciuto con il faccione rassicurante di Reeve, con il suo ciuffettino incollato in fronte e il pugno chiuso a farsi spazio tra le stelle. Da piccolo consideravo mio padre un supereroe, ma ben presto capii che era tutto tranne quello, ne super ne tantomeno eroe.
Allora mi affidavo a Lui per sognare un mondo dove tutto era possibile, dove i limiti erano abbattuti e alla fine vinceva sempre il bene.
La vità però può essere malvagiamente cinica. Tanto sarcastica da ridurre un uomo che faceva della perfezione fisica la sua fama, la sua popolarità nel mondo, completamente paralizzato, fermo, immobile. Altro che volare, per Lui diventò un sogno anche solo correre, quel sogno che anche per me non ha mai risveglio.
Fu in quel momento però che Christopher diventò il vero “nostro” supereroe, quando la sua tragedia lo piantò a terra, ancorato per sempre su una sedia a rotelle. Lui non si arrese e quel pugno che usava per attraversare le nuvole, da quel momento incominciò ad usarlo per abbattere ogni barriera, per sconfiggere nemici ben peggiori del suo storico rivale Lex Luthor.
Reeve con l’aiuto della moglie Dana, aprì un ospedale a Short Hills, nel New Jersey: il Christopher and Dana Paralysis Resource Center, in cui viene insegnato ai paraplegici il modo più efficace per imparare a vivere in maniera più indipendente.
Cosi iniziò la sua battaglia, con sempre il sorriso sul volto, con gli unici muscoli facciali che riusciva a muovere, con il suo coraggio, la sua voglia di vivere e di difendere ancora i più deboli, si, proprio come faceva nei panni di Superman, perchè Lui era Superman e lo sarà sempre. Anche adesso che voli nel Regno dei cieli o ovunque tu sia.
Ho scelto quella foto per ricordarlo e non una presa dai suoi film, con la tutina blu e il mantello rosso, perchè in quel momento Lui ha vestito i panni reali del supereroe, non una fantasia da fumetti, ma una realtà. E questo per ricordarci che se vogliamo anche noi possiamo essere supereroi, per ricordarlo anche a me, nei momenti difficili, in cui la vera criptonite è la vita.
Poteva arrendersi, desiderare la morte e fuggire da una vita che è stata cosi crudelmente ironica verso di Lui, ma non lo ha fatto,non ha mollato, fino all’ultimo respiro. L’uomo d’acciaio divenne uno spirito d’acciaio.
Ciao Superman, mi manchi.

Mi fa strano leggere le tue opinioni su tuo padre.
Sì, finto supereroe da giovane, baldanzoso col suo bel corpo perfetto, vero supereroe da ‘vecchietto’, impeccabile nel suo corpo imperfetto.
Grande Cristopher Reve nell’affrontare (in pubblico) la propria sfortuna.