Passa il favore…
Passa il favore…
dic 04
Molti di voi lo avranno sicuramente visto, parlo di un film di qualche anno fa: “Un Sogno per domani” dove il protagonista, un bambino di nome Trevor, è seriamente deciso di cambiare il mondo, prendendo spunto da un compito in classe. Decide di fare tre buone azioni ad altrettante persone che a loro volta devono ricambiare ad altre tre persone che poi lo ricambieranno ad altre persone, e così via.
Carino, commovente, utopistico, forse molto utopistico, anche se ogni tanto ci ho pensato, non è che poi sarebbe una cosa cosi improponibile.
Ho letto un pò in internet che qualcuno ci ha anche provato a farlo nella realtà, preso dalla scia della novità del film, senza però risultati decenti.
Perchè ne parlo nel mio blog? bè, ormai è diversi mesi che frequento e osservo la blogsfera e mi sono fatto un quadro generale di ciò che offre e della sua effettiva utilità sociale.
Ci sono blog di ogni genere, da quelli preposti ad un argomento ben preciso, magari nel campo tecnologico, che possono avere una sua utilità, insegnando a chi è alle prime armi, dando consigli, mostrandoti nuovi siti. Direi che questi un utilità reale ce l’hanno, non trascendentale e fondamentale, ma comunque comodi.
Poi ci sono blog di persone comuni che spaziano da un argomento all’altro, tra racconti di vita personale, all’attualità, alla politica… questi portano discussioni, opinioni, punti di vista, idee su come si potrebbe risolvere un problema o l’altro… commenti su commenti… e poi? niente, tutto rimane li e almeno tu non sei beppe grillo, restano solo parole nell’etere.
Poi ci sono i blog di tante fanciulle che raccontano di se, frequentatissimi, pure se scrivono post su cosa preparano per cena o che tintura di capelli scelgono il fine settimana. Questo deriva dal fatto che l’uomo è sempre un animale a caccia e che cerca in ogni modo di farsi vedere dalla sua preda, anzi, prede, una vale l’altra. Ci sono anche donne invece molto capaci nel suo modo di esporsi, nello scrivere, in ciò che dicono, che fanno riflettere, emozionare… e poi? niente, anche questo rimane fine a se stesso, non cambia di una virgola la vita reale, magari può capitare che in alcuni casi possa cambiare una persona, ma alla collettività non serve più di tanto.
Mi capita di guardare ogni tanto le varie classifiche che mostrano i blogger più famosi, o quelli che hanno vinto concorsi vari nel web… bè, la dice lunga su come gli italiani diano valore alle cose, su come nasca la fama di un personaggio o l’altro, non che mi stupisca più di tanto, basta vedere le cronache, la tv e notare quali persone sono alla ribaltà… e comunque potrebbe anche essere sopportabile se questa “fama” fosse utilizzata per creare qualcosa di veramente importante o innovativo… invece ci si crogiolano e basta, autospecchiandosi e finendo con creare delle cerchie chiuse fra di loro…
…guardatevi in giro, ci sono migliaia di blog, ma non vi sembra di vedere poi sempre le stesse faccie? molto simile alla politica questa dinamica e pure simile al pianeta dei media, sempre tutto un deja vu.
Mi spiace molto, perchè per me davvero la blogsfera potrebbe veramente fare molte cose, siamo talmente tanti e in più qui abbiamo possibilità di esprimersi senza che ci romponi le scatole e creare un qualcosa che altrimenti nella realtà con tutti i vincoli che ci sono, non si potrebbe neanche pensare.
Alla fine anche qui mi sembra la stessa cosa, ognuno pensa al proprio giardinetto da coltivare.
Si potrebbe aiutare seriamente chi ha bisogno, non dico grandi cose, ma anche piccole, che magari per quella persona non lo è.
Si potrebbe forse osare fare come nel film, che so, scegliere ognuno di noi, una volta al mese un blogger e aiutarlo a risolvere un problema che in quel momento lo fa penare. Tutti insieme si potrebbe fare. Lui poi oltre ad esserci grato, dovrebbe proporci un altro che a suo parere avrebbe bisogno e partecipare ad aiutarlo.
Ci può essere bisogno di soldi per risolvere quel problema specifico? embè? faccio un conto ai minimi termini:
100 blogger uniti.
1 euro al giorno (basta eliminare una di quelle cose inutili in cui li spendi ogni mattina) per 30 giorni.
In un mese sono 3.000 euro.
…e nessuno di noi certo sarebbe più povero fatto in questo modo.
Basta anche poco per far tornare il sorriso in una persona, toglierli una preoccupazione, regalarli un piccolo sogno, iniziare una catena che potrebbe portare a cose ancor più grandi.
Va bè…forse è meglio mi sveglio.

Commento molto sarcastico: embè? intervento fine a se stesso…
Commento serio: sì, sono parole al vento. Tutti i blog, tutto quello che gira su internet è inutile perchè non è la vita reale. Quindi tutto superfluo (tranne youtube, altrimenti il ‘tg’ studio aperto come potrebbe campare?:-) ). Il mio blog per primo è un mix di riflessioni stupide ed inutili che non interessano a nessuno. Però sarebbe carino, effettivamente, renderlo utile. Ci ho provato per un periodo, lasciando uno spazio apposito ad inizio pagina intitolato Aiuti ed Appelli, chiunque poteva chiedermi di scrivere ciò di cui aveva bisogno. Nessuno di quei pochi che è passato di là lo ha fatto. Idme per lo spazio riservato alla depressione (si trattava di condividere opinioni in una mail non pubblica).
Sai, la tua idea è bella, ma nel mondo in cui viviamo, dove si litiga fra fratelli e vicini, dove ci si uccide per dei cani che abbaiano un po’ troppo, dove la tua stessa famiglia spesso non si accorge o fa finta di non vedere un disagio, credo sia impossibile da realizzare.
Anche tra amici, intesi come contatti internet, assidui frequentatori di chat, pronti a sbandierare frasi tipo tvb, o baci baci, poi si scappa non appena si odora il pericolo di dover aiutare qualcuno…
Sì, Max, svegliati, ma non subito!
Si, forse internet non è la vita reale ma è composta da personi reali…il che la rende anch’essa un pò reale.
Sul fatto degli amici contatti in internet…a bè, dillo a me, conosco bene l’ambiente, oggi sei il Re, il Principe, domani non sei nessuno…ma questo spesso accade anche fuori dal web
Va bè, per ora dormicchio ancora un pò, poi vediamo
Tanto, alla fine, sempre soli si rimane…e magari qualcuno pensa che neanche lo siamo. Mah.
Ciao Silvia.
“Si, forse internet non è la vita reale ma è composta da personi reali…il che la rende anch’essa un pò reale.”
Concordo, peccato che siano in pochi a pensarla così.
Buona serata Max
L’ALCATRAZ MENTALE Le prigioni invisibili
Negli ultimi anni è entrata nel senso comune l’idea che il sistema in cui viviamo non informa su tutto ciò che ha rilevanza per i cittadini. La rete Internet, portando a conoscenza questioni che i mass media non trattano, ha fatto sorgere dubbi circa la correttezza dell’informazione ufficiale, anche fra coloro che non mettono in discussione il sistema. Tuttavia, non molte persone sono consapevoli dell’esistenza di una situazione apparentemente caratterizzata dalla libertà di pensiero, ma in cui, la maggior parte di persone, si aggira inconsapevole all’interno di un contesto socio-esistenziale gravemente manipolato.
L’aspetto fondamentale, che viene tenuto nascosto, è che non è il sistema ad essere a servizio delle persone e a rispettare il loro modo di essere, ma sono le persone che devono adattarsi al sistema, manipolate e trasformate in “società di massa”. Del tutto inconsapevolmente, si è indotti ad abbracciare una sorta di prigionia mentale, in cui si accetta la realtà così com’è, convinti di non poter creare qualcosa d’altro. Il risultato è che ci si sente insoddisfatti, stressati o nevrotici, perché non si stanno utilizzando tutte le potenzialità.
Impedire il libero pensiero e la capacità di costruire alternative politiche, economiche ed emotive, rappresenta il fulcro dell’attuale sistema.
Esistono innumerevoli prove a sostegno del fatto che gli esseri umani sono tenuti al guinzaglio da poche persone. Ma, proprio perché al guinzaglio, la maggior parte di persone è disposta a credere che non sia così, pur soffrendo le conseguenze materiali e spirituali della condizione in cui si trova.
Viene stimolato il conformismo, e tutto ciò che fuoriesce dal “normale” è soggetto di rifiuto, quando non di criminalizzazione.
Il conformismo nasce dal bisogno di identificarsi con la realtà esterna, per avere sicurezza e protezione. Ci si può identificare con un gruppo, una nazione o con un’ideologia. Identificarsi evita di fare i conti con se stessi, e di scoprire la propria vera, unica, personalità. Il sistema attuale, rendendo difficile il guardare dentro se stessi, rende debole l’Io, inducendolo ad identificarsi col “livello medio” della società. In tal modo, si diventa propensi a trovare riferimenti all’esterno, anche su aspetti dell’esistenza che dovrebbero essere fortemente personali e personalizzati. Viene potenziata la mediocrità, ovvero il mancato uso delle potenzialità creative e intellettive.
Perché l’attuale sistema di potere è così interessato a creare una tale realtà?
Il pensiero è energia, e come tale non può non produrre effetti sulla realtà. Se così non fosse, perché mai tutte le dittature investono la maggior parte delle risorse a reprimerlo o a manipolarlo?
Sono le convinzioni a costruire la realtà. Per questo motivo, quello che più il sistema teme è la persona spontanea e capace di ragionare con la sua testa.
I mezzi ci comunicazione di massa hanno la funzione principale di dire alle persone come devono ragionare e cosa devono pensare. Lo scopo è quello di passivizzare la popolazione, trasformando il cittadino in persona obbediente. Telegiornali o altri programmi “informativi” fanno credere cose sbagliate o indottrinano con la propaganda, mentre i giochi a quiz, i telefilm o altre produzioni, hanno l’obiettivo di non far ragionare o pensare.
La Storia viene raccontata in modo tale da far intendere un percorso di evoluzione che ha portato alla libertà e al rispetto dei diritti umani da parte del sistema di potere detto “democratico”. Ma tutto questo non esiste attualmente su questo pianeta, e nessuno di noi è libero se non si impegna costantemente a capire i meccanismi utilizzati per renderlo prigioniero inconsapevole.
In teoria siamo tutti a favore della libertà di pensiero, ma in pratica le persone che esprimono liberamente le proprie idee e rispettano chi la pensa diversamente da loro sono assai rare. La cultura di massa ci vede tutti conformisti, e allo stesso tempo in lotta. Come fossimo appesi ognuno dentro la propria gabbia.
Il sistema attuale non ci spingerà mai ad essere migliori e capaci di reagire efficacemente contro di esso, ma ci indurrà ad essere pretenziosi e diffidenti verso chi lo contrasta, e passivi o implicitamente accondiscendenti verso il potere.
Come spiega lo studioso Domenico De Simone, le stesse strutture di pensiero sono condizionate dal sistema:
“Nella genesi della parola verità è contenuto il rovesciamento del significato del termine ed il suo legame profondo con il potere. La verità nasce dal potere così come la giustizia. E la legge (lex, dal cui etimo deriva anche la parola legione) è il legame che unisce tra loro i cittadini per mezzo del comando (jus). Non a caso, la coscienza di questa origine ha generato ardite (ed insensate) costruzioni linguistiche come quella per cui “la verità deve essere trasparente” che in sé non significano nulla se non nascondere l’imbarazzo e la confusione di chi si rende conto di pronunciare un ossimoro bello e buono… Com’è evidente, il potere è intimamente connesso con l’articolazione stessa della struttura concettuale posta alla base del nostro pensiero. Ed è questa la ragione per cui ci appare “naturale” pensare alla società in termini di potere e gerarchia”.(1)
Uscire dalla cultura di massa è sempre frutto di impegno quotidiano, non si tratta di seguire la linea di minore resistenza, ma di assumere un serio impegno con se stessi, per questo sono pochi quelli che si liberano dalla morsa della “massificazione” di regime.
Per riuscire a liberarsi occorre fare il contrario di ciò che il sistema spinge a fare, occorre alzare la propria autostima, e pensarsi come individui unici, importanti e degni di esprimere tutte le loro potenzialità. Le fondamenta della sottomissione consistono nella mancanza di autostima e nel percepirsi come persone bisognose di trovare all’esterno i parametri necessari all’esistenza.
La scarsa autostima produce frustrazione e paura, si crede di aver bisogno di attingere dall’esterno per avere “sicurezza” e si finisce per sottomettersi ad un gruppo di persone pronte a tutto pur di mantenere il potere, e scarsamente interessate alla nostra salute psicofisica.
Nella società di massa è implicita l’idea che tutti gli appartenenti ad un dato gruppo etnico, religioso o nazionale, dovrebbero fare propri più o meno gli stessi assunti ideologici, e chi fuoriesce dal gregge viene guardato con sospetto, quando non criminalizzato.
Persino fra i gruppi della cosiddetta “controcultura” c’è talvolta una rigidezza analoga a quella presente nel complesso della società di massa, con la differenza che in tal caso gli individui credono di lottare contro il sistema.
Non basta essere capaci di criticare il sistema e di scovarne i paradossi, occorre necessariamente liberarsi dalla sua morsa, che può permanere anche in persone che se ne sentono estranee perché da anni ne denunciano gli aspetti iniqui.
Alcune persone sanno criticare aspramente il sistema ma sono del tutto incapaci di mettere in discussione se stesse, requisito fondamentale per raggiungere l’autonomia di pensiero.
Più si è inconsapevoli del condizionamento, più il sistema ha il potere di indurre a credere a qualsiasi cosa, e costringere persino ad andare in guerra.
Siamo imprigionati all’interno di ciò che siamo indotti a credere. La prigionia mentale può impedire di vedere anche quello che è sotto gli occhi. Ad esempio, ci viene detto che i terroristi sono sempre gli altri, e che le autorità occidentali sono baluardi dei diritti umani, anche se è del tutto evidente che non è così, dato che esse sono responsabili dell’uccisione di centinaia di persone al giorno (compresi donne e bambini) in moltissimi paesi (Somalia, Iraq, Afghanistan, Etiopia, Nigeria, Haiti, ecc.).
Ci dicono che il Terzo Mondo è un’area “in via di sviluppo”. Avete mai chiesto a un immigrato come mai proprio quando il suo paese era in “via di sviluppo” lui è andato via? Chi fugge da un paese che si sta “sviluppando”? Nessuno. Dunque è evidente che lo “sviluppo” del Terzo Mondo è una colossale frottola. La verità è che le autorità occidentali operano in modo che i paesi poveri non possano avere alcuno sviluppo economico, saccheggiando le loro risorse e imponendo un dominio coloniale.
I media descrivono la povertà come una sorta di calamità naturale: nessun riferimento al potere assoluto delle corporation o alle banche. E’ evidente che le banche e le corporation saccheggiano le ricchezze dei popoli, eppure i media ci vorrebbero far credere che non è così.
Veniamo ingannati e raggirati in modo sempre più spudorato, trattati come fossimo degli imbecilli. Eppure molte persone credono che l’attuale sistema sia in “buona fede” e che le guerre, la morte per fame e altri crimini accadano per “caso” o siano inevitabili. Questa credenza, dato che non può fondarsi sui fatti, è frutto della manipolazione mentale che l’attuale gruppo dominante pratica attraverso i media.
Molti occidentali credono che i loro governi rispettino le costituzioni, ma è possibile provare che non è così. Infatti, chi non rispetta la volontà e l’interesse del popolo non può essere in armonia con costituzioni di stampo liberal-democratico presenti in tutti i paesi europei e negli Stati Uniti. Chi avalla lo sfruttamento lavorativo, lo strozzinaggio delle banche, il potere del più forte, la guerra e la tortura, come può essere in armonia con una Carta dei Diritti? Eppure molti credono che i governi occidentali lo siano, senza alcuna prova, e con possibilità innumerevoli di poter provare il contrario.
Ci vorrebbero far credere che poche centinaia di siciliani e calabresi possano essere capaci di portare avanti per molti anni traffici internazionali di droga, senza che i servizi segreti si accorgano di nulla, e senza l’appoggio di quei governi che oggi controllano il territorio a tappeto. E’ come credere che gli asini volino.
La gente è bombardata dalla misinformazione, ossia da informazioni che si credono vere ma che in realtà non lo sono, e dalla disinformazione, cioè dalla mancata diffusione di conoscenze importanti per capire la realtà.
Nel Medioevo venivano condannati al rogo tutti coloro che negavano che la terra fosse piatta. Rappresentare la terra come un disco piatto immobile significava sottrarla all’universo, renderla “diversa”, ossia dissociarla dal resto del creato. Creare divisioni fra significati equivale a rendere la realtà caotica e dunque difficilmente intelligibile. I nostri media usano lo stesso metodo: la povertà viene dissociata dalle politiche delle nostre autorità, la guerra viene dissociata dalla sete di potenza e di ricchezza delle banche e delle corporation, il “terrorismo” dalle esigenze di controllo dei popoli.
I messaggi dei media sono come dei mantra che producono effetti anche attraverso meccanismi subliminali, inducendoci a credere a cose contraddittorie o paradossali.
I dogmi rigidi sono spesso impliciti nella realtà, e danno sicurezza, illudendo di aver appreso ciò che occorre sapere della realtà. Sfidare il dogma significa esporsi all’insicurezza, è una sfida emotiva e sociale molto forte perché implica la possibilità di rifiuto da parte delle persone che stanno attorno al soggetto, come i familiari, i colleghi e gli amici. Ma quando una persona ha il coraggio di sfidare false verità, consolidate nel tempo e divenute dogmi, contribuisce al cambiamento della realtà di tutti.
La forza creativa degli esseri umani non può mai essere soppressa del tutto, dunque ci saranno sempre quegli individui capaci di andare oltre a ciò che il sistema di potere impone come vero, e che scopriranno che non lo è.
La cultura di massa spinge a sentirsi insignificanti, e allo stesso tempo ad identificarsi col gruppo etnico, religioso, o ideologico di appartenenza. In tal modo, tutti sviluppano, seppur in maniera diversa, una serie di pregiudizi verso le altre persone, e costruiscono una realtà in cui esistono precisi criteri di “bene”, “male”, “giusto”, “ingiusto”, ecc.
Il problema emerge quando queste categorie vengono manipolate dai media, che ci spingono a criminalizzare una persona e ad esaltarne un’altra, senza poter appurare la veridicità di ciò che ci sta condizionando.
Ci viene detto che siamo persone “ordinarie”, e altre persone vengono proposte come “straordinarie”, come “Vip” o come “esperti” di qualcosa. Altre persone, come le autorità politiche e religiose, ci appaiono come più importanti di noi, e dunque siamo indotti all’assenso o all’accettazione acritica di ciò che fanno o predicano.
La cultura di massa stimola la creazione di personaggi detti “Vip”, ossia “persone molto importanti” (very important person). Queste creazioni spingono molte persone a fare la fila per ore per poter vedere un loro beniamino. A volte si tratta di persone che sanno suonare, cantare o recitare, ma sempre più spesso si tratta di persone che non fanno nulla, ma diventano famose semplicemente perché viste spesso sui mass media. Talvolta nessuno ricorda una loro frase particolarmente intelligente, oppure cosa hanno fatto di utile o di importante, eppure queste persone suscitano attenzione e interesse. Esistono parecchie riviste che si occupano esclusivamente dei “Vip”, trattando soprattutto relazioni di coppia, tradimenti, particolari sessuali piccanti, ecc. Queste riviste servono a far ritenere la realtà in modo distorto o a far perdere tempo dietro a cose del tutto inutili.
Creare tali realtà risulta importante affinché le persone siano occupate con cose sciocche e non ritengano di doversi dedicare a cose più importanti e utili, come alla capacità di coltivare un pensiero autonomo e costruttivo.
Il sistema incoraggia a giudicare sulla base di criteri superficiali (aspetto fisico, ciò che si possiede materialmente, appartenenza sociale, ecc.), e in tal modo ci mantiene occupati sugli aspetti più insignificanti della realtà.
Molte persone si convincono che avere un aspetto fisico esteticamente gradevole significhi valere di più rispetto ad altri meno belli. Credono che diventare “popolari” sia qualcosa di indispensabile per il successo. Il sistema crea queste convinzioni per appiattire l’esistenza agli aspetti percettivi, facendoli apparire come i più importanti. Per questo motivo esistono moltissime persone disposte a rischiare la vita per un’operazione di chirurgia estetica, mentre non sono altrettanto numerose le persone dedite con impegno allo sviluppo delle proprie potenzialità cognitive e culturali.
Vengono create “divise mentali”, e senza accorgersene, le persone sono indotte a credere a cose paradossali, che se fossero libere non crederebbero. Vengono creati finti nemici, caricando di significati nefasti persone, gruppi o paesi interi.
Molte persone sono pronte a scagliarsi contro il vecchio regime fascista di Mussolini, ma accettano una TV e una stampa controllate senza battere ciglio. Come se il fascismo non fosse sostanzialmente un regime in cui il potere è concentrato nelle mani di pochi, e in cui c’è un forte controllo dei mass media, esattamente come oggi.
Le dittature devono produrre conformismo e passività, altrimenti prima o poi crollerebbero.
L’attuale sistema mira a dare spazio mediatico e culturale a ciò che non mette in pericolo la sua esistenza, mentre tutto il resto viene tenuto ai margini, oppure gravemente mistificato. Ad esempio, lo scrittore irlandese Jonathan Swift, in seguito al feroce colonialismo inglese che provocò la morte per fame di milioni di irlandesi , scrisse un pamphlet ironico dal titolo “Una modesta proposta”, in cui, per far emergere il comportamento disumano delle autorità inglesi, suggeriva provocatoriamente di risolvere il problema della fame mangiando i neonati (e accludendo le ricette). L’oligarchia dominante fece in modo che il messaggio ironico venisse preso alla lettera, impedendo di capire i gravi crimini che Swift denunciava. Col tempo apparvero riviste in cui si diceva che “Swift aveva istinti cannibalici e odiava i bambini”.
Anche in tempi recenti si verificano mistificazioni di contenuti di denuncia dell’assurdità del sistema. Ad esempio, l’artista satirico Daniele Luttazzi, nel suo programma “Satyricon” poneva come slogan iniziale una frase di provocazione, che diceva: “Attenzione! Il programma che sta per andare in onda contiene fellatio, cunnilingus, masturbazione, feci, urina, sadomasochismo, Bruno Vespa e qualsiasi altra cosa la fetida mente di Daniele Luttazzi abbia fermentato in quest’ultimo periodo. Il suo linguaggio esplicito è fatto apposta per turbare gli imbecilli. A tutti gli altri, buon divertimento”. Il giornalista Giampiero Gamaleri, in un articolo su “Il Giornale”, travisando il significato, scrisse che Luttazzi si era “autoiscritto” alla “categoria degli imbecilli”.(3)
“Satyricon” si prestava alla mistificazione e alla moralistica, quanto disonesta, condanna dei giornalisti di regime. Infatti, in uno sketch dello spettacolo, Luttazzi fingeva di mangiare escrementi, spiegando che “si trattava di un gesto cristico, assumevo su di me la merda del mondo e della televisione…”.(4)
Per non far capire che Luttazzi stava sollevando aspetti scottanti di come il sistema spacci per spettacolo la volgarità e condanni come volgarità la denuncia di ciò, si alzò un vespaio, e i giornalisti di regime, senza minimamente considerare il vero significato di quella satira, dissero che Luttazzi era “empio”, “efferato”, “ignobile”.(5) A difesa della vera volgarità e dei programmi che mirano a rimbecillire le persone, si schierarono molti personaggi che, non a caso, sono gli stessi che hanno spazio all’interno dei mass media.
La cultura di massa ci abitua a credere che abbracciare le stesse idee significa essere “uniti”, ma il conformismo non unisce affatto, illude soltanto. Si limita a costruire gli “ego”, ossia entità che si conformano a ciò che viene istituito dall’alto. Pur credendosi originale, l’ego vuol vedere il mondo esattamente uguale a lui, e per questo tenderà a demonizzare tutto ciò che è diverso.
Demonizzare il punto di vista altrui quando non coincide col proprio significa non rispettare la libertà di pensiero, ed è un inoppugnabile indice di prigionia mentale.
Alcuni programmi televisivi ci hanno abituati a credere che possa essere utile scontrarsi con gli altri o cedere alla rissa. L’obiettivo è quello di indurre a perdere l’equilibrio nello scambio di idee, per impedire un confronto costruttivo fra le persone.
Talvolta vengono presentate diverse fazioni, allo scopo di metterle in contrasto e far scoppiare il litigio. In tal modo ci inducono a ritenere che quando le persone la pensano diversamente ci deve essere scontro. In realtà, talvolta, le fazioni presentate in TV sono ideologicamente più vicine di quanto non sembri, e lo scontro è spesso dovuto ad interessi politici o all’egocentrismo. La TV spazzatura mira a farci perdere il senso della temperanza fra persone con diverse esperienze e idee. Perché mai dovremmo scontrarci? Non c’è posto per tutti? Non si possono esprimere idee diverse in tranquillità? Perché dovremmo essere prepotenti e insistenti nel voler imporre agli altri le nostre idee?
E’ la cultura di massa che ci suggerisce che se uno la pensa diversamente da noi è un potenziale nemico, o che se l’altro nega le nostre idee nega noi stessi.
In conclusione, l’attività di pensiero crea la realtà, e chi istituisce dittature lo sa. Per questo attiva i mezzi di informazione di massa al fine di manipolarla o di eliminarla. Per imporre un dominio è necessario sopprimere la libera attività di pensiero, e creare una società di robot che si credono liberi, ma che vivono nella paura di essere se stessi e di pensare liberamente, accanendosi a lottare contro quelli che appartengono ad un’altra cultura o non la pensano come loro.
Il sistema di potere attuale potrà continuare ad esistere fino a quando creerà persone prive di un sano senso critico, che si azzuffano fra loro e trascorrono il tempo a guardare in TV risse e volgarità, anziché nutrire la propria esistenza di esperienze costruttive, per liberarsi dalla “massificazione”.
Che papiro Claudio
grazie della citazione, interessante da leggere…e in molti passi condivisible
I blog possono essere importanti: fanno passare idee, messaggi, catene (e non alludo ai meme).
Possono cmq informare. La parola non è un vuoto simulacro ma, se usata per finalità importanti, oserei dire quasi un’arma che può scardinare porte chiuse.
Quando uccisero Garcia Lorca il commento di chi compì questa esecuzione fu che “aveva fatto più vittime lui delle baionette” (dove per vittime loro intendevano danni ovviamente contro il regime)
Non si arrestano pensatori e poeti e musicisti se non si pensa che possano “armare” la gente.
E ciascuno nel suo piccolo(ma non troppo) può provare a dire e dare qualcosa.
Provare, anche solo per dire di aver tentato.