Diciamolo, non è perchè uno è disabile, quindi con limiti fisici, questo venga compensato da un sensibile aumento di neuroni, come in ogni persona, ci sono disabili con un buon quoziente intellettivo e altri con il neurone solitario e pure pigro. Stesso vale per la “profondità”, si usa spesso dire che le difficoltà nella vita aumentano la sensibilità… può capitare, ma non è un equazione matematica.
Dipende dalla materia con cui è fatto ognuno di noi, ad alcuni le bastonate della vita fanno si di creare una forma più esemplare e unica, con altri se sono quadrati al massimo diventano rettangolari, ma mai perfettamente circolari.
Insomma, come sempre, tutto è relativo. Quello però che mi chiedo io e vorrei essere smentito se ci sono esempi contrari, anche se un caso non fa la regola, è che mi sembra evidente come in ogni contesto di potere, sia politico, o aziendale, mancano figure “disabili”… in parole più semplici, non vedo e non ho visto quasi mai, persone disabili su poltrone importanti.
Concordando comunque sulla mia riflessione iniziale, questo però non preclude la statistica comune, ovvero, che ci possano essere molti disabili dotati intellettualmente per ricoprire certi ruoli. Allora perchè accade cosi di rado? c’è pure qui in un modo sottile del razzismo? oppure il giusto titolo a questo post dovrebbe essere:
“Diversamente intelligenti? o diverse opportunità?”
La verità forse è che per arrivare a certi livelli, l’intelletto non sempre basta e chi c’è arrivato, spesso non è poi cosi provvisto di tale qualità. Il fatto è che per un disabile avere facile accesso allo studio, non è assolutamente cosa facile. Non potete neanche immaginare, tranne per chi è nella mia stessa situazione, quante difficoltà ci siano.
Scuole non attrezzate, luoghi lontani da raggiungere, assistenza personale latitante, barriere architettoniche, difficoltà economiche, ecc.
Pensate a tutti coloro che non vivono in grandi città, una persona “normale” fa quello che ogni studente fa, si trova un abitazione con altri, oppure una per conto suo, pagata dai genitori o da qualche lavoro saltuario. Per il disabile è diverso, deve avere anche assistenza e già questa è difficile averla nella propria città, figurati fuori.
Queste sono difficoltà reali che forse danno la risposta a come mai non ci siano disabili a certi livelli… eppure, come mai ho la sensazione che non sia tutto qui? che ci sia anche qualcos’altro di meno evidente ma di ugual peso? mah.
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il padrino di mio figlio alessandro è su una sedia a rotelle dall’età di 20 anni, per sua fortuna proviene da una famiglia di ceto alto e quindi ha potuto lavorare autonomamente ma non ti dico per esempio le battaglie per far mettere gli scivoli qui in qeusta strada del centro, l’hanno fatto solo dopo che li ha minacciati di danni perchè gli si era ribaltata la carrozzina mentre tentava di scendere dal marciapiedi, non può venirci a trovare perchè nel mio ascensore la sua sedia non entra….
mi raccontava che invece per esempio quando era stato in america in viaggio turistico bè persino alcatraz aveva gli scivoli e le vie per lui
secondo me certi pregiudizi sono duri a morire e quindi una persona disabile è considerata anche a volte disabile di testa per così dire, è questo pregiudizio che dobbiamo sfatare, con i nostri figli, con i nostri amici, con tutti quelli che ci capitano a tiro
Grazie Zefi di aver condiviso la tua esperienza. Tempo fa in un post ho accennato proprio quello che hai evidenziato nel finale del tuo intervento. Purtroppo è una questione culturale e la cultura di un popolo è difficile da modificare….so come sia in america, ci sono stati dei miei amici…la vera differenza li più che negli scivoli, la vedi negli occhi della gente, nel come ti guardano, o come non ti guardano.
Forse bisognerebbe proprio partire dai bambini, se li cresci con una mentalità diversa, possono passare di generazione in generazione il loro nuovo approccio..e chissà, magari un tempo qualcosa cambierà…per ora siamo molto lontani.
un abbraccio.
Spero che siano in tanti a visitare il tuo blog e leggere questo post che fa riflettere davvero. A presto
concordo con quanto detto da zefirina…
non ci sono posti per disabili perche’ forse non li si considera abbastanza, ma ho amici disabili e devo dire che sono persone con buoni sentimenti, preparati e generosi piu’ di una qualsiasi altra persona definita “normale”
un caro saluto
gio
Ciao Simona e Giovanna, grazie del vostro pensiero.
Un abbraccio.
La mia riflessione, è che i disabili sono troppo “puri di cuore” per arrivare in certe posizioni.
Veramente bella la tua riflessione
…i “puri di cuore” cara elena, mi sa che non solo in ambito lavorativo non arrivano
grazie del tuo passaggio.
un abbraccio.
Roosevelt è un’eccezione, però veniva da una famiglia ricca.
Hai ragione Alberto, però, come sottolinei, aveva una famiglia ricca e purtroppo il denaro in certi casi può fare la differenze.
nn dimentichiamoci pancaldi o tissone il fisico o bertoli, fai una percentuale su 6 miliardi di persone qual’è la percentuale di disabili… in pratica siamo poki brutti e incazz.ti per diventare qualkuno ci vogliono veramente le palle ma …possiamo farlo
Fondamentalmente è una battaglia, come quella delle donne ai vertici della politica (giusto x citarne una). E’ tempo di scuotere le anime, cancellare stereotipi e pregiudizi, ribaltare la mentalità della “gente comune”, dal basso innanzitutto e poi anche a livello più alto, con la legislazione.
Ma tocca in primo luogo a Voi, persone con disabilità! Unitevi, fate sentire la Vostra voce… noi Vi supportiamo, saremo lì a dare il nostro contributo, il nostro voto, a gridare insieme a Voi se vi viene negato un diritto… ma le possiamo solo spingere le carrozzine, siete Voi a guidare.
Giusto per raccontare un episodio piccolo piccolo: dovevo prendere un treno regionale con un mio amico su sedia a ruote, il capotreno scende affermando che non saremmo potuti salire perché quel determinato treno non era accessibile… non sto a raccontare i casini, le parole volate nei nostri confronti e il comportamento della polfer… ma la cosa che faceva più male era vedere le facce dei passeggeri del treno ai finestrini e leggere nei loro occhi: “ma guarda se per colpa di ’sto handicappato dobbiamo metterci 3 ore a partire! Perché non se ne sta a casa, dove cavolo pretende di andare?”
Ecco finché non succederà che uno sconosciuto in una situazione del genere non scenda dal treno e non dica: “se non parte il signore non parto neanche io… perché non è lui ad avere un problema, è il treno ad essere il problema, allora il treno non va bene neanche per me!!!” Utopia??? è meglio sempre puntare in alto.
Un abbraccio di sostegno e di speranza.
Condivido molto il tuo intervento, bello l’accostamento alle donne, in effetti ci sono molte analogie, infondo questo atteggiamento di superiorità da parte degli altri, in quel caso gli uomini…era anche per le donne…e le lotte fatte dal mondo femminile possono essere un esempio anche per i disabili.
Certo che come prima cosa ci vogliono disabili combattivi, che diano il via alla rivoluzione mentale e culturale…poi il resto dovete supportarlo anche Voi….
….sulla storia del treno, bè, sapessi quante me ne so capitate a me…anche se onestamente ho trovato spesso aiuto nelle persone comuni….quello che invece c’èmolto meno da parte delle istituzioni o dei mezzi, tipo i treni.
Grazie della tua presenza e del tuo appoggio.
un abbraccio.